Un mondo per Mirko

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Quando quella mattina il corriere aveva suonato alla sua porta per effettuare una consegna, Mirko era rimasto piuttosto sorpreso. Nessuno gli aveva mai spedito niente ed era sicuro di non aver ordinato nulla online.
Eppure, quando era sceso all’ingresso a controllare, aveva trovato il corriere ad aspettare proprio lui.
Senza fare domande, aveva firmato i moduli ed era tornato al suo appartamento con il pacco misterioso fra le braccia.
Almeno sono sicuro che non sono bollette, aveva pensato, mentre poggiava la consegna sul tavolo della cucina e finiva di prepararsi per andare a lavoro.

Una volta tornato a casa dopo il suo turno in gelateria, Mirko aveva dedicato tutta la sua attenzione al pacco misterioso.
Era un enorme scatolone, avvolto in abbondante carta da pacchi marrone e spago, con il suo nome e indirizzo scritti a pennarello sul lato superiore. Il mittente non era segnato da nessuna parte. Mirko lo sollevò dubbioso. Nonostante la mole, il pacco era leggerissimo e solo un lieve fruscio quando lo agitava faceva intendere che non fosse vuoto.
Beh, tanto vale darci un’occhiata.
Quando lo aprì, si ritrovò davanti una marea di polistirolo. Dovette scavare per un po’ prima di riuscire a liberare l’oggetto sepolto nella plastica: una gabbia per uccelli rotonda, coperta da un rigido panno viola scuro. La guardò con sospetto, indeciso se levare il panno oppure no.
E se qualcuno gli avesse spedito un animale e quello fosse morto durante il viaggio?
A quel pensiero, Mirko scosse la testa. Nessuno sarebbe stato così idiota da spedire un animale in quella maniera… nessuno fra quelli che conosceva, per lo meno. Spinto dalla curiosità, afferrò il panno e lo sfilò.
Non si trattava di una gabbia, come aveva pensato, bensì di una teca, una cupola di vetro, con una spessa base color bronzo e una specie di mappamondo al suo interno. Mirko osservò sempre più perplesso il globo nella cupola. Era senza dubbio un lavoro realistico e ricco di dettagli, tuttavia i continenti non corrispondevano affatto a quelli della Terra. Un’altra cosa strana era che il globo se ne stava sospeso al centro della cupola senza alcun sostegno a reggerlo, e per quanto Mirko la muovesse, quello rimaneva perfettamente immobile. Alla fine giunse alla conclusione che doveva trattarsi di un gioco di magneti o fili invisibili. In quel momento si accorse che alla base della cupola c’era attaccata una busta. Convinto che potesse contenere qualche spiegazione, la aprì e lesse la breve lettera che trovò al suo interno.

All’attenzione del Sig. Castoldi Mirko.
Le affidiamo la custodia di questo mondo. Per ulteriori informazioni, prema il pulsante verde. Per controllare la situazione, prema il pulsante blu. In caso decidesse di rifiutare la custodia di questo mondo o si ritrovasse in una situazione di estremo pericolo, prema il pulsante rosso.
La preghiamo di fare molta attenzione e ci scusiamo per il disturbo.

Dopo aver finito di leggere, Mirko si ritrovò ancora più confuso di prima.
Mondo? Custodia? Ma che razza di scherzo è?
Come se non fosse già abbastanza strano ricevere pacchi da sconosciuti! Si piegò in avanti e prese a picchiettare sul vetro della cupola con un dito.
«E cosa dovrei farci di preciso con te?» borbottò fra sé.
Abbassando lo sguardo, notò che appena sopra il punto dov’era attaccata la lettera, c’era una placca con tre piccole gemme di tre colori diversi. I pulsanti di cui parlava la lettera.
Dopo le poche righe che aveva appena letto, la curiosità aveva preso del tutto il sopravvento su Mirko, così tese la mano e fece per premere il pulsante verde, ma all’ultimo secondo cambiò idea e premette invece quello blu. Con un sibilo, il vetro della cupola sparì all’istante facendolo sobbalzare. Ora il globo se ne galleggiava placido davanti a lui, libero dalla sua prigione e a portata di mano. Spaventato, ma allo stesso tempo incuriosito come non mai, Mirko si avvicinò e si chinò sul globo. Ora che l’osservava da vicino, si accorse che le nuvole bianche disegnate sulla sua superficie in realtà si stavano muovendo, così strizzò gli occhi e si avvicinò ancora di più. All’improvviso sentì un forte vento sulla faccia e un istante dopo si accorse che il globo stava diventando sempre più grande. Gli ci volle qualche secondo per riprendersi e capire cosa stava succedendo.
Sto precipitando!
Spaventato, Mirko cercò di muoversi, di tirarsi indietro… e così com’era iniziata, la sua caduta cessò e si ritrovò di nuovo nella sua cucina. Si guardò intorno sconvolto.
«Cosa diavolo..?»
Il suo sguardo tornò sul globo che galleggiava sul tavolo, in attesa.
Una persona normale forse avrebbe preso a bastonate quell’aggeggio infernale e ne avrebbe scaraventato i resti fuori dalla finestra senza tante cerimonie, ma a detta dei suoi conoscenti, Mirko era sempre stato un tipo un po’ bislacco, così, anziché scappare a gambe levate come qualunque essere umano con un minimo di buon senso, si avvicinò di nuovo al globo. All’inizio non successe niente, ma appena si sporse un po’ di più ricominciò a precipitare. Fece un passo indietro come aveva fatto prima e di nuovo si ritrovò nella sua cucina. Fece un altro paio di prove, e scoprì di avere il pieno controllo sulla caduta. Poteva accelerare o rallentare a seconda di quanto si sporgesse e quando cercò di grattarsi il naso, scoprì che con le mani poteva cambiare direzione e addirittura fermarsi a mezz’aria!
«Interessante…» commentò.
Fece un ultimo tentativo, e questa volta andò fino in fondo. La caduta fu più veloce delle altre volte perché si era chinato fin quasi a sfiorare il globo con il naso. Le nuvole gli sfrecciarono accanto, il vento gli fischiò nelle orecchie, e quando fu a pochi metri dal suolo, Mirko fermò di colpo la caduta alzando entrambe le mani.
E adesso?
Sfruttando ciò che aveva imparato dalle prove precedenti, ruotò su se stesso, e una volta trovata la posizione più comoda per osservare i dintorni, cominciò a esplorare quello strano mondo sul tavolo della sua cucina. Sorvolò montagne e deserti e planò sopra foreste e praterie. Più lo osservava e più si rendeva conto che quel mondo era sì molto simile alla Terra, ma non era esattamente la stessa cosa. C’erano piante bizzarre che non aveva mai visto in nessun documentario e animali che sembravano usciti da qualche romanzo di magia o fantascienza. Un’altra cosa che l’aveva colpito era l’assenza di città o segni di una qualche civiltà, ma era anche vero che aveva visto solo una piccola parte di quel mondo alieno.
Soddisfatto di quella breve esplorazione, Mirko tornò nella sua cucina. Schiacciò di nuovo il pulsante blu, e come aveva immaginato, la cupola circondò di nuovo il globo con un sibilo. Non sapeva se quello che aveva visto era reale oppure no, ma di certo lo era sembrato. Aveva sentito il vento caldo, l’umidità del mare e perfino il profumo delle foreste, ed era sicuro che se avesse teso la mano, sarebbe riuscito a sentire il legno degli alberi e la sabbia del deserto sotto le dita.
Chiunque me l’abbia mandato, mi ha spedito davvero un bel giocattolo! pensò, ma poco dopo gli tornò in mente una frase nella lettera.
“In caso decidesse di rifiutare la custodia di questo mondo o si ritrovasse in una situazione di estremo pericolo, prema il pulsante rosso. La preghiamo di fare molta attenzione”.
Mirko dubitava che il pericolo in questione fosse legato alla sua breve esperienza di volo, dato che aveva capito quasi subito come funzionava. A quel punto guardò di nuovo la placca alla base della cupola. Il pulsante blu l’aveva già provato e quello rosso sapeva di non doverlo toccare, almeno per il momento. Rimaneva quello verde.
“Per ulteriori informazioni, prema il pulsante verde.”
A conti fatti, chiunque gli avesse mandato quell’aggeggio aveva parecchie cose da spiegargli, così Mirko tornò deciso verso il tavolo.
«Adesso vediamo un po’ cos’hai da dirmi» fece con tono di sfida, dopodiché premette il pulsante verde.


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