Recensione: “I pirati dei Caraibi” dei norvegesi Ronning e Sandberg

landscape-1489112180-potc1

“I pirati dei Caraibi 5: la vendetta di Salazar” ci permette di apprezzare le differenze tra Nord America ed Europa. Infatti, i primi quattro “Pirati dei Caraibi” avevano un regista americano, mentre i due registi di quest’ultimo film sono europei (in particolare, norvegesi).

Se si confrontano film o fumetti europei e nordamericani, la differenza è sempre evidente: i nordamericani puntano più sulle scene d’azione (“mostrano i muscoli”), mentre gli europei si concentrano maggiormente sulla trama (“mostrano il cervello”). Basti pensare a come il fumetto italiano Dylan Dog è stato completamente storpiato nell’omonimo film statunitense (“nessun piano, solo pistole più grosse”).

Con quest’ultimo film, la serie de “I pirati dei Caraibi” continua e si rinnova.
I primi tre film furono diretti dallo statunitense Gore Verbinski, il “coreorafo dei Caraibi”, e avevano la caratteristica di interminabili scene d’azione, più simili a balletti che a veri combattimenti, dove la trama entrava in pausa e il cui unico scopo era allungare il film, come gli americani allungano il caffé con l’acqua. Ma santo cielo, piantatela di rovinare quelle spade e infilzatevi una volta per tutte! Tra gli attori, Orlando Bloom è noto fuori dai film per essere una prima donna piagnucolosa, ma Kiera Knightley deve essere peggio di lui: in un mondo di pirati sporchi e pieni di cicatrici, il personaggio di Elizabeth Swann ha sempre un trucco impeccabile e una pelle perfetta, contrasto che va accentuandosi nel corso della trilogia. A parte le noiose scene d’azione e l’attrice “grata-cü” (come si dice dalle mie parti), Verbinski ha creato una trilogia di film memorabili e personaggi divertenti, specialmente per un pubblico “amante di scene d’azione condite con curve femminili a caso” (statunitensi stereotipati), il che ha permesso di continuare.

Il quarto film è stato diretto da Rob Marshall, un altro americano. Ha rinnovato e migliorato i “Pirati dei caraibi” rimuovendo gli aspetti negativi dei primi tre fim: niente più “battaglie coreografiche”, niente più Bloom e Knightley.

Veniamo quindi all’ultimo film, diretto dai norvegesi Joachim Ronning e Espen Sandberg. Passando dal Nordamerica all’Europa, lo stile stesso e l’atmosfera del film cambiano notevolmente. Dopo aver affrontato scheletri, uomini-pesce e zombie vodoo, gli attuali “Pirati dei Caraibi” si trovano alle prese con i fantasmi. L’atmosfera del film è più cupa e, se vogliamo, più realistica. Le scene d’azione sono, fortunatamente, brevi e poche. La trama è più articolata: abbiamo almeno tre o quattro personaggi con obiettivi diversi, cosa che tiene lo spettatore maggiormente incollato alla poltrona. Per contro, i fantasmi riescono a farti fare un salto sulla sedia in almeno un paio di occasioni.

In breve, con “La vendetta di Salazar” la serie prosegue nella stessa direzione iniziata da Rob Marshall nel quarto episodio, rinnovando la formula con l’introduzione di elementi più tenebrosi.

Data la premessa, aspettiamo con trepidazione il capitolo conclusivo!


Licenza articolo: Attribuzione

Bene, hai letto l'articolo: ti ha ispirato? Ti ha fatto infuriare? È un cumulo di idiozie?

Loggati oppure Iscriviti per dirci la tua!  Se vuoi far presto:


Partecipa alla discussione

Utente anonimo