Fratelli (2/2)

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Nuovi legami

Quando si svegliò il mattino seguente, Dagran si accorse che Zael stava ancora dormendo come un sasso accanto a lui. A giudicare dalla luce che entrava dalla finestra, l’alba doveva esser passata già da un pezzo. Facendo attenzione a non svegliare l’amico, si liberò dalla sua stretta e si tirò su con un lungo sbadiglio. Guardandosi bene, si accorse che Zael, proprio come aveva immaginato, gli aveva sbavato addosso durante la notte. Si asciugò come meglio poteva con la coperta, poi si passò una mano sul viso, per scacciare il sonno rimasto. Era il momento di riflettere sul da farsi con la gente del villaggio.
Di sicuro vorranno vederci andar via al più presto, però vorrei prima aiutarli a cominciare la ricostruzione, e fanculo se non ci guadagniamo un soldo!
Zael di certo avrebbe appoggiato quella linea d’azione, e con tutta probabilità Cecil avrebbe accettato l’offerta e cercato di convincere gli altri a fare altrettanto. Era da pazzi non accettare tre paia di braccia in più ad aiutare gratis nella ricostruzione, anche se erano dei mercenari! Il vero problema poteva essere Lowell: avrebbe accettato di rimanere lì per qualche settimana a lavorare senza essere pagato? Per quel poco che lo conosceva, non sapeva dirlo con certezza, però l’istinto gli diceva che se glielo avesse chiesto, il Mago avrebbe accettato senza fare storie. In caso contrario, aveva già elaborato qualche argomentazione per convincerlo.
Un tonfo, seguito da un gemito soffocato, attirò la sua attenzione, interrompendo i sui ragionamenti. Voltandosi, si accorse che Lowell si era già alzato e che ora se ne stava in mezzo al fienile vestito di tutto punto, chino di fronte a un vecchio secchio a borbottare qualcosa sui contadini disordinati. Quando si accorse che lo stava guardando, il Mago fece per rimettersi in piedi, ma si mosse troppo in fretta e perse l’equilibrio cadendo sul secchio. A quel punto Dagran lo raggiunse per aiutarlo.
«Accidenti! Quando uno vuole fare le cose in silenzio…» ridacchiò Lowell mentre afferrava la mano che gli offriva. Il suo comportamento gli sembrava un po’ strano.
«Che bisogno c’era di sgattaiolare fuori così?» gli chiese «Hai forse un appuntamento segreto con una del villaggio?»
«Magari! È un vero peccato che le ragazze più interessanti da queste parti siano già tutte impegnate…» replicò Lowell a bassa voce «Comunque mi sono solo svegliato presto, tutto qui. E visto che tu e Zael stavate ancora dormendo, ho pensato di farvi riposare tranquilli ancora per un po’.»
Il Mago lanciò un’occhiata preoccupata al loro amico ancora sotto le coperte.
«Dopo quel che abbiamo affrontato ieri, ho pensato che ne aveste bisogno.»
Dagran sospirò. Forse era meglio chiarire subito la faccenda. Gli fece cenno di seguirlo, e poco dopo i due si sedettero nell’angolo più lontano del fienile, per disturbare il meno possibile il loro compagno addormentato. Dopo essersi fatto coraggio, Dagran cominciò:
«Senti, per come ci siamo comportati ieri durante lo scontro, credo sia…»
Lowell lo interruppe subito con un cenno.
«Non c’è bisogno di spiegarmi niente, capo. A giudicare da quel che ho visto ieri, penso di aver già capito almeno in parte la situazione.»
Subito dopo, il Mago lo guardò con aria comprensiva.
«Dev’essere stata dura per voi due, non è così?»
Dagran distolse per un momento lo sguardo.
«È… qualcosa di cui preferisco non parlare. Non fraintendermi, è solo che…» si massaggiò gli occhi in cerca di una spiegazione adeguata, che potesse soddisfare Lowell senza rivangare troppo il passato. L’unica cosa che gli venne in mente fu:
«Non sono il tipo che condivide i propri problemi con gli altri.»
Si pentì all’istante di quella scelta. Lowell gli stava offrendo solidarietà e lui se ne usciva così!
Di tutte le cose che potevo dire in un momento del genere, proprio la più stronza vado a scegliere?! Complimenti, Dagran!
Il Mago però non sembrò altrettanto turbato.
«Va bene così, capo. Avevo capito fin dall’inizio che eri una persona riservata e che non ti piace aprirti. Non volevo obbligarti a farlo; è solo che mi sono preoccupato per voi due. Abbiamo già lottato insieme diverse volte e non avete mai reagito così, neppure in situazioni ben più critiche, perciò ho pensato che questa volta doveva esserci qualcosa di diverso sotto, e dopo quello che vi siete detti ieri sera era chiaro che in passato…»
«Ieri sera?» lo interruppe Dagran con un’occhiata indagatrice. Il Mago sembrò colto alla sprovvista e rimase muto per qualche secondo prima di riprendere a parlare.
«…Ah, beh, inutile negarlo: ero sveglio anch’io stanotte e perciò vi ho sentiti parlare. Sembrava una cosa fra voi due e basta, così ho finto di dormire per non disturbarvi. Ho cercato di origliare il meno possibile, ma…»
Lo ascoltò pensieroso mentre Lowell spiegava. Lo infastidiva il pensiero che un suo compagno lo spiasse in quella maniera, ma in fondo non poteva fargliene una colpa: che diamine, erano vicini e nella stessa stanza dopotutto! Riflettendoci un secondo poi, doveva ammettere che il fatto che Lowell adesso fosse a conoscenza di qualcosa in più riguardo il loro passato magari poteva avere qualche effetto positivo. Dubitava che un eventuale intromissione del Mago li avrebbe potuti aiutare la notte prima – troppi ricordi da spiegare, inoltre, proprio come aveva appena detto, quella era una cosa fra loro –, ma in fondo poteva anche sbagliarsi. Il problema era che all’epoca si era fidato anche di Zoran, e la cosa non era finita bene, però sentiva che la situazione era diversa adesso. Non sapeva se era perché erano più vicini d’età, perché Lowell era quasi morto per difenderli durante la loro prima missione insieme, o solo perché sperava fosse così e basta, ma era sicuro che con lui le cose non sarebbero andate male.
«Non c’è problema, erano solo chiacchiere» lo rassicurò «Anzi, ti chiedo scusa se ti abbiamo tenuto sveglio. Dopo una giornata così stancante non era proprio il caso.»
«Ma figurati!» Il Mago a quel punto si concesse un sorrisetto. «Comunque se posso dirlo, devo ammettere che la paura di Zael era fondata dopotutto. Per qualche secondo ho davvero frainteso la situazione, ma poi… diciamo che l’esperienza personale mi ha fatto riconoscere qualcosa che ho perso da parecchio.»
La sua voce si era fatta via via più triste, e questa era una novità. Fino a quel momento Dagran aveva pensato che Lowell fosse una specie di pagliaccio, ottimo combattente e dotato di grande potere, ma incapace di rimanere serio a lungo, neppure in battaglia. Adesso invece stava mostrando un lato di sé che non aveva mai visto.
«Sai, vi invidio molto» riprese Lowell «Il vostro legame, intendo. Cribbio, quando vi guardo mi torna in mente la mia infanzia con mio fratello Richard.»
Un fratello? Quella era un’altra novità.
«Non sapevo che tu avessi un fratello.»
«In effetti non l’ho mai detto; prima non mi sembrava importante farvelo sapere. E poi avere dei segreti aumenta il fascino di una persona! Comunque sì, Richard era mio fratello minore, più piccolo di cinque anni.»
Dagran ascoltò con attenzione. Aveva notato che ne parlava al passato, abbandonando del tutto il suo tono allegro, perciò sospettò che fosse successo qualcosa di poco piacevole.
«Senti, non è necessario,» si affrettò a dire quando capì che Lowell stava per approfondire l’argomento «neanch’io voglio obbligarti a condividere i tuoi ricordi. È ovvio che anche a te è capitato qualcosa di brutto, ma non per questo devi sentirti forzato a raccontarmi la tua storia.»
«Oh, ma io voglio farlo! Anche se involontariamente, con le tue azioni mi hai rivelato una parte importante del tuo passato. Del vostro passato. Ora posso capirvi meglio, e mi sembra giusto che anche voi due possiate fare altrettanto. E poi ho letto da qualche parte che una cosa del genere non solo aiuta a superare i traumi, ma rafforza anche il cameratismo o roba del genere.»
In pratica quello era quasi lo stesso pensiero che Dagran aveva avuto poco prima. Visto che entrambi avevano pensato più o meno la stessa cosa, lo lasciò proseguire. Grato per avergli permesso di condividere con lui il suo fardello, Lowell gli raccontò un episodio della sua infanzia con suo fratello.
«Quando ero ancora un ragazzino, Richard venne rapito da dei mercanti di schiavi mentre eravamo al mercato. Ho cercato d’impedirglielo, ma mi hanno picchiato fino a farmi svenire e poi sono scappati. A quanto pare io ero troppo vecchio per i loro gusti…» dalla sua voce si percepiva una forte nota di disgusto e disprezzo che Dagran condivideva appieno «Le guardie riuscirono a catturarli prima che riuscissero a fuggire e riportarono il mio fratellino a casa sano e salvo. O almeno così credevamo. I mercanti non gli avevano fatto ancora niente, ma quella disavventura aveva comunque traumatizzato Richard: non voleva più uscire di casa, urlava se qualcuno si avvicinava… Era sempre stato fragile e quei bastardi l’avevano distrutto. Da quella volta non c’è stata una notte in cui lui non si svegliasse piangendo per colpa degli incubi. Riusciva a dormire solo se stavo nel letto con lui. Non lo lasciavo mai e gli ripetevo che non avrei permesso a nessuno di portarlo via di nuovo.»
Il Mago s’interruppe. Dagran intuiva come fosse andata a finire la storia, tuttavia non poté fare a meno di incitarlo a concludere.
«Ora dov’è Richard?»
Lowell distolse lo sguardo. Aspettò un po’ prima di rispondere.
«È andato avanti così per un anno, poi una mattina non si è più svegliato. Avevamo chiamato un dottore, ma era inutile: era morto nel sonno. Non gli ha retto più il cuore, o qualcosa del genere» concluse con un sospiro.
Dagran l’osservò a lungo. L’uomo che si trovava davanti sembrava una persona completamente diversa da quella che aveva conosciuto. Si vergognò al pensiero dell’immagine che si era fatto di lui all’inizio.
L’ho davvero giudicato male.
«Mi dispiace, non volevo farti tornare alla mente ricordi del genere» gli disse alla fine. Lowell scosse la testa, recuperando in parte la sua solita aria bonaria.
«Non preoccuparti. Questa è solo una piccola parte della mia storia. Però se vuoi sapere il resto, dovrai aspettare finché non saremo ancora più in confidenza. E comunque, lasciamo da parte questi discorsi tristi, altrimenti ci roviniamo la giornata! È meglio se adesso vado a vedere se Cecil ha preparato un po’ di colazione anche per noi.»
Alla parola “colazione”, lo stomaco di Dagran emise un gorgoglio soffocato. Solo in quel momento si ricordò che il giorno prima erano talmente esausti che se n’erano andati a dormire senza cenare, e durante la notte altri problemi avevano tenuto lontano dalla mente il pasto saltato.
«Eh eh, a quanto pare non sono l’unico ad avere fame!» ridacchiò il Mago «Dai, cercherò di tornare con qualcosa di commestibile il più presto possibile.»
Lowell si alzò e fece per andarsene, ma Dagran lo prese per un braccio e lo trattenne. Aveva provato quegli stessi sentimenti troppo a lungo per non riuscire a riconoscerli nell’amico, per quanto quello cercasse di nasconderli dietro risate e battute.
«Lowell, so bene come ci si sente quando succedono cose del genere. Hai fatto tutto quello che hai potuto per tuo fratello: smettila di fartene una colpa.»
Il Mago lo guardò sorpreso. Le parole gli erano uscite naturali – del resto credeva davvero in quel che aveva detto –, ma ripensandoci, per un attimo temette di essersi spinto più in là del dovuto. L’amico però gli rivolse di nuovo un sorriso.
«Spero di riuscirci un giorno…» disse. Dagran sospettò che ci fosse dell’altro sotto, ma al momento questo gli bastava, perciò lo lasciò andare. Lowell fece per uscire, poi però si fermò, come se stesse riflettendo su qualcosa, e poco dopo lo guardò dritto negli occhi.
«Grazie, Dagran» disse.
Dagran lo fissò in silenzio, prima di annuire. Era curioso: da quando si era unito a loro, Lowell lo aveva chiamato per nome solo quando si erano presentati, altrimenti gli si rivolgeva con “capo” o “boss”, anche se era più vecchio di lui. Forse era un dettaglio insignificante, ma dopo quello scambio Dagran era certo che ci fosse qualcosa di più profondo dietro quella scelta di parole. Mentre il Mago si avviava verso la porta del fienile, gli tornò in mente un’altra cosa, così lo chiamò.
«Aspetta, ci sarebbe ancora una questione di cui vorrei discutere un secondo.»
Lowell tornò indietro con aria interrogativa. Dato che ne aveva la possibilità, tanto valeva che glielo chiedesse subito.
«Stavo pensando di rimanere per un po’ ad aiutare la gente del villaggio con la ricostruzione. Ti avverto che visto come hanno reagito ieri, è probabile che se anche accettassero dovremmo lavorare gratis, però non me la sento di andarmene via così.»
Non aggiunse altro. Non tentò di spacciarla come una cosa degna da Cavalieri, e non tirò fuori nessuna delle motivazioni che voleva usare con Cecil e i suoi compaesani. In fondo, dopo quello che si erano detti, era piuttosto sicuro che l’amico avrebbe capito perché voleva farlo.
«Okay, a me sta bene. Se devo essere sincero, neanche a me andava di lasciarli qui in mezzo alle rovine fumanti» annuì Lowell «Libero di non crederci, ma ci stavo pensando già da ieri sera e volevo proportelo io dopo colazione.»
Proprio come aveva immaginato.
«Ottimo, allora non ci resta che fare affidamento su Cecil affinché convinca gli altri ad accettare il nostro aiuto. Nel frattempo spiegherò la questione a Zael. Sono più che sicuro che sarà d’accordo anche lui.»
«Senza dubbio» commentò il Mago «Ah, posso farti giusto una domanda?»
Quando gli fece cenno di continuare, Dagran si aspettava che gli chiedesse per quanto tempo volesse rimanere ad aiutare, ma poi sul viso di Lowell cominciò a formarsi il ghigno che sfoggiava ogni volta che diceva una delle sue scemenze, e non seppe più cosa pensare.
«Abbraccerai così anche me, prima o poi?» disse con voce sdolcinata lanciando un’occhiata verso Zael «Sai, anch’io ho bisogno di conforto a volte, specie quando vengo scaricato da una fanciulla!»
Dagran cercò di soffocare una risata. Alla fine doveva aspettarsela un’uscita del genere.
«Vedremo,» gli concesse «ma solo se te lo meriti. Ora fila a vedere se vogliono darci qualcosa da mangiare, prima che ti faccia uscire io a calci in culo!»
«Di corsa, capo!»
Detto questo il Mago si diresse verso la porta e uscì dal fienile, lasciandosi alle spalle Dagran che sorrideva soddisfatto. Quella chiacchierata con Lowell gli aveva rivelato molto su di lui. Mentre tornava accanto a Zael, rifletté su quanto gli aveva raccontato su suo fratello.
Non aveva idea che potesse aver vissuto un’esperienza simile… o forse sì?
In fondo era stato lui a chiedere a Lowell di seguirlo, proprio come aveva fatto con Celes, e ancora prima con Zael. Che fosse portato inconsciamente a scegliere le persone più simili a lui? Negli anni aveva conosciuto diversi guerrieri, stringendo amicizia con loro… eppure sentiva come una specie di muro che lo separava dagli altri, una barriera che lui stesso aveva innalzato quasi senza rendersene conto. Solo tre persone erano riuscite ad abbattere quella barriera e a creare un vero legame con lui, anche se in situazioni e maniere molto diverse fra loro, e adesso Dagran sospettava che stesse per accadere una quarta volta.
Radunò le sue cose e quelle di Zael, s’infilò gli stivali e il gilè, poi frugò nella bisaccia e tirò fuori la penna ornamentale dalla tasca che aveva cucito apposta per ritirarla la notte. Se la rigirò pensieroso fra le mani prima di legarsela alla solita ciocca sulla nuca. La storia di Lowell gli avevano fatto ricordare una promessa che aveva fatto quando era ancora un bambino, molti anni prima. Una promessa legata proprio a quella penna. Quando suo padre gliel’aveva data in punto di morte, gli aveva fatto promettere di proteggere sempre e a qualunque costo le persone che amava. Nemmeno dieci minuti dopo aveva visto sua madre bruciare viva, nella stalla in cui due Cavalieri li avevano intrappolati. Per anni si era sentito in colpa per non essere riuscito a proteggerla, e solo dopo che Zoran aveva iniziato a insegnargli l’arte della spada aveva finalmente capito che un bambino come lui non avrebbe potuto fare niente per impedire la sua morte.
Adesso non è più così. Adesso posso proteggere la mia famiglia.
Non era più un ragazzino timido e gracile che si nascondeva quando vedeva degli estranei; ora era un uomo imponente che sapeva tanto ispirare fiducia quanto incutere timore. Certo, magari non era il miglior guerriero in circolazione, e di sicuro non era colto come uno studioso, ma era forte, molto più forte di un uomo comune, e anche più intelligente di quanto la gente non credesse. La vita di strada lo aveva fatto maturare in fretta, costringendolo a elaborare vari stratagemmi per riuscire a sopravvivere, e la presenza di altre persone a cui badare l’aveva spinto a diventare ancora più creativo. Tutto per difendere i propri compagni.
Riflettendoci bene, in fondo il loro non era un semplice gruppo di mercenari; era una famiglia a tutti gli effetti, la sua. Quello con Zael era il legame più forte che aveva e dubitava che qualcun altro potesse eguagliarlo, tuttavia sentiva che Lowell stava dimostrando di meritare tutto il suo rispetto, conquistandosi un posto all’interno di quella famiglia di disastrati. Dagran l’aveva capito ormai, pertanto quella vecchia promessa ora si estendeva anche a lui, e adesso sapeva di poterla mantenere.
Non importa cosa accadrà in futuro: continuerò sempre a proteggervi, anche a costo della mia vita.
Accantonò quei pensieri e diede un’occhiata a Zael, sdraiato ai suoi piedi e avvolto nella coperta. Stava ancora dormendo, i capelli tutti arruffati che gli incorniciavano la faccia. S’inginocchiò accanto a lui e con fare paterno gli scostò una ciocca dal viso. Sembrava così sereno…
Gli dispiaceva doverlo svegliare, ma si stava facendo davvero troppo tardi, perciò cominciò a scuotergli con delicatezza la spalla. Dopo aver passato quasi un minuto intero a scuoterlo ottenendo solo dei mugugni, finalmente Zael aprì un occhio.
«Buongiorno, pigrone» lo salutò Dagran mentre l’altro si tirava su.
«Che ore sono?» biascicò Zael stiracchiandosi.
«Non ne ho idea, ma è sicuramente tardi. Ora in piedi: abbiamo parecchie cose da sistemare oggi.»
Gli tese una mano e lo aiutò ad alzarsi, dopodiché, mentre Zael finiva di vestirsi, lo mise al corrente di ciò che progettava di fare. Proprio come aveva previsto, l’amico fu subito d’accordo.
«Non possiamo lasciarli in queste condizioni. E se i banditi che abbiamo affrontato ieri fossero solo l’avanguardia di un gruppo più grande?»
Era improbabile, ma in fondo anche Dagran ci aveva pensato. Dopo uno scambio di opinioni, giunsero alla conclusione che oltre ad aiutarli con la ricostruzione, avrebbero insegnato agli abitanti del villaggio qualcuno dei trucchi difensivi che avevano imparato durante i loro viaggi, così avrebbero potuto affrontare attacchi futuri senza problemi.
«Magari potremmo insegnargli anche qualche rudimento con le armi, giusto per essere sicuri» suggerì Zael mentre uscivano dal fienile.
«In effetti sarebbe l’ideale» concordò Dagran «La maggior parte dei banditi non è abituata ad affrontare gente in grado di tenergli testa: anche solo un minimo di addestramento potrebbe fare una differenza notevole. L’unico problema è la carenza di spade…»
«Ehi, ragazzi!»
Lowell li stava chiamando dalla soglia della fattoria. Quando lo raggiunsero, il Mago comunicò ai due che Cecil aveva preparato da mangiare anche per loro.
«Tra l’altro sembra che la gente che ha ospitato ieri sera abbia discusso a lungo su di noi e su quello che abbiamo fatto per loro,» aggiunse «e alla fine hanno deciso di offrirci una ricompensa per averli aiutati. Quando hanno sollevato l’argomento con me però, gli ho detto che la rifiutavamo…»
A quelle parole Dagran e Zael sgranarono gli occhi dallo stupore.
«Ehi, non guardatemi così!» fece Lowell a disagio per gli sguardi dei compagni «Sapevo cosa ne pensavate e ho risposto d’istinto. A questa gente non rimane molto, specie dopo gli incendi di ieri: li abbiamo appena salvati dai banditi, non mi sembrava il caso di portargli via quel poco che hanno! Loro però hanno insistito, così ho detto che era ancora presto per essere pagati e… mi son lasciato sfuggire che avevamo ancora qualcosa da fare. Adesso sono dentro che ci aspettano per sentire tutti i dettagli» concluse con un cenno alla porta alle sue spalle. Dagran e Zael si scambiarono un’occhiata complice. Si erano preparati a dover battagliare per convincerli ad accettare il loro aiuto e invece tutto si era risolto da solo!
Faticheremo come degli schiavi, ma almeno sarà un lavoro più appagante del solito, pensò Dagran, senza contare che forse quella fatica in particolare, li avrebbe aiutati a lenire, anche solo in parte, il dolore per il loro passato.
Alla fine fu Zael a rompere il silenzio.
«Sembra proprio che il nostro soggiorno da queste parti durerà più a lungo del previsto» disse raggiante.
«Già» annuì Dagran «In tal caso, non facciamoli aspettare troppo ed entriamo. E poi Cecil ha preparato da mangiare anche per noi, no? Non so voi, ma io sto morendo di fame!»

 

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