Fifty Shames of Knight – Capitolo tredicesimo: Compimento

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.Capitoli precedenti

.11: Sabotaggio

.12: Dipartita

 

Sir Dennis era affaticato

Stava correndo dietro a Gion nel bosco ma l’armatura e il terreno sconnesso pieno di radici lo rallentavano e la celata dell’elmo perfettamente oliata continuava a chiudersi rendendogli difficile vedere.

«Sir, prima di venirvi a cercare mi sono permesso di ordinare ai vostri uomini di spostarsi verso il lato destro della vallata.»

«Non capisco, Gion.»

«Abbiamo trovato una pista che passa per il bosco, forse c’è la possibilità di aggirare il nemico!»

La mente di Sir Dennis era altrove. Continuava a ripensare a Lady Tenia, a Ferdy e a tutto quello che era successo. In pochi minuti tutto quello che credeva di sapere si era dimostrato falso. E dove cavolo lo stava portando Gion?

«Gion! Sono sicuro che la battaglia sia dalla parte opposta! La sento distintamente!»

Così dicendo si girò verso la direzione da cui sentiva provenire distintamente il clangore delle armi che si scontravano e le voci degli uomini in lotta fra loro.

«Senti Gion? Sono di l…»

Gion non c’era più. Evidentemente non si era accorto che Dennis si era fermato e preso dall’urgenza della battaglia aveva continuato a correre. Sir Dennis non sapeva cosa fare. Tornare da solo verso la battaglia o cercare di ritrovare Gion e i suoi uomini? Scelse la seconda opzione e si diresse verso l’ultimo punto dove ricordava di aver visto Gion ma nel fitto della boscaglia non riuscì a individuare la direzione che aveva seguito. Provò a studiare il terreno cercando di individuare dove potesse essere quella pista di cui Gion aveva parlato ma non trovò alcun indizio. Si risolse quindi di seguire all’incirca la direzione in cui stavano andando prima, cosa però non facile, visto che la conformazione del terreno e la vegetazione lo costringevano spesso a lunghe deviazioni dal percorso che si era scelto.

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Continuò a camminare per un tempo che non sapeva quantificare, finché non si accorse di essere arrivato su un sentiero. Se fosse o meno quello indicatogli da Gion non aveva modo di saperlo ma non vedeva soluzioni migliori che seguirlo. Fu così che arrivò in una radura dove si trovava un casolare. Dal camino proveniva un filo di fumo e la porta d’ingresso era aperta. Consapevole del timore reverenziale che i villici provano per i cavalieri, per di più in tempo di guerra, Sir Dennis si tolse l’elmo e si affacciò alla porta.

All’interno una contadina stava facendo delle cose da contadini, e quando si accorse di Sir Dennis la sua reazione fu alquanto inaspettata.

«Ma siete voi!»

«Uh, eh, come…» Rispose il cavaliere colto di sorpresa.

«Allora siete venuto a cercarmi! Lo sapevo che prima o poi sarebbe successo!»

Dennis piegò la testa di lato, sforzandosi di scorgere meglio i dettagli nella penombra della casa e di scavare nella propria memoria alla ricerca di quel viso, che in effetti aveva qualcosa di vagamente familiare.

«Da quando mi avete liberata da quella buia segreta in cui ero stata ingiustamente rinchiusa sogno che arriviate con la vostra armatura scintillante a salvarmi di nuovo. Sapete, da quando sono vedova devo mandare avanti tutto da sola e non è facile.»

La faccia stralunata di Sir Dennis non lasciava trasparire altro che confusione.

«Ma cosa fate lì sulla porta, entrate, c’è tanto che dobbiamo dirci!»

«Ma io…»

Prima che potesse dire altro la ragazza gli prese la mano e lo trascinò gentilmente ma con fermezza all’interno

«Ma…»

«Suvvia, non state lì impalato, sedetevi e mangiate qualcosa. Ma prima toglietevi quell’armatura…»

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Il Duca di Sbenchmark era preoccupato. Stava osservandola battaglia e si rendeva conto che la sconfitta era ormai certa. Della cavalleria di Sir Dennis nessuna traccia, probabilmente era stata annientata nelle prime fasi dello scontro. Il nemico con la semplice forza dei numeri stava per sfondare sulle ali dello schieramento, il che gli avrebbe permesso di travolgere tutto l’esercito e compiere un massacro. Dopo non ci sarebbe stato più nessuno a fermarli, Luciferinadenilato l’usurpatore avrebbe conquistato tutto il regno e instaurato il suo terribile regime. Il duca si preparò mentalmente a difendere fino alla morte il sovrano per evitargli la cattura, chiuse gli occhi per recitare una preghiera, li riaprì e si stava girando per dire due parole ai suoi uomini quando un movimento all’estrema destra del suo campo visivo catturò la sua attenzione. Strinse gli occhi credendo di essersi sbagliato. Non ci voleva credere.

La cavalleria che aveva dato per distrutta stava sbucando dai boschi al limitare della vallata. Uomini in armatura con le lance in resta su possenti destrieri stretti spalla contro spalla stavano acquistando velocità sul pendio che scendeva verso il fianco scoperto del nemico.

L’impatto fu devastante. Lo schieramento avversario si sgretolò in pochi secondi, trasformando una vittoria ormai certa in una fuga disordinata. Sbenchmark non perse tempo, era il momento di dare il colpo di grazia, di distruggere le forze del nemico affinché non potessero più riorganizzarsi e di catturare i nobili capi, o almeno quelli più ricchi. Diede gli ordini e si lanciò con la sua scorta nel vivo del massacro. Ebbe per un attimo l’impressione di vedere lo scudiero di Sir Dennis che mieteva vittime ma poi fu preso dalla foga della carneficina e non ci pensò più.

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Caricaaa! (Scusate)

Il re si stava riposando insieme ai nobili. Si erano spostati nel bosco per mettersi un po’ al riparo dallo spettacolo e dall’odore del campo di battaglia ancora pieno di cadaveri. Avevano trovato una radura vicino a un casolare e si erano sistemati lì. Erano stati portati degli sgabelli e servito del vino. Tutto era andato nel migliore dei modi. La battaglia era vinta, l’esercito nemico in rotta e i suoi leader morti o prigionieri. Perfino l’usurpatore era in catene e presto sarebbe stato giustiziato. Unica nota negativa della giornata, Sir Dennis, l’eroe del regno, era sparito senza che nessuno ne avesse trovato traccia.

«E quindi ditemi, dobbiamo a lui questa vittoria?» chiese il re al duca di Sbenchmark

«Certamente maestà, voi stesso gli avete affidato il comando della cavalleria. Evidentemente da grande stratega qual è ha pensato che quella difficile manovra di aggiramento avrebbe potuto ribaltare le sorti della battaglia.»

«E nessuno l’ha più visto?»

«No sire, i miei uomini lo stanno cercando ma ci sono molti cadaveri e non tutti sono facili da identificare.»

«Forse non è morto.»

«Forse. Potrebbe aver lasciato il campo di battaglia subito dopo la vittoria ma perché avrebbe dovuto farlo? Ehi tu villico!»

L’ultima parte della frase era rivolta a un uomo completamente nudo che si stava svuotando la vescica contro il muro del casolare dal quale era appena uscito. L’uomo si girò senza mostrare segni di aver capito.

«Sì, dico a te! Hai per caso visto passare un nobile cavaliere in armatura da queste parti?»

L’uomo balbettò qualche parola, evidentemente confuso.

«Lasci stare Duca» intervenne il re, «La mente semplice di un contadino è evidentemente sopraffatta dalla presenza di così tanti nobili d’alto lignaggio, non credo sia in grado di parlare. Peraltro credo che sia ora che ci rimettiamo in movimento, c’è molto lavoro da fare.»

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Epilogo – Sala del trono

«La ringrazio Duca di Sbenchmark per essere venuto fin qui alla reggia nonostante la veneranda età per festeggiare il trentesimo anniversario della nostra grande vittoria. So che nei vostri racconti voi sminuite il vostro ruolo ma mi è stato riferito di come eravate pronto a morire per difendere il mio defunto padre. Solo una cosa non ho capito del vostro racconto. Quel cavaliere, Sir Dennis, quello che ha salvato il regno, si è più saputo che fine ha fatto?»

«Ecco Maestà, purtroppo non se ne sono più avute notizie, c’è chi dice sia morto in quella gloriosa carica, c’è chi dice che sia partito alla ricerca di nuove avventure in terre lontane, personalmente penso che sia ancora vivo e che tornerà quando il regno avrà bisogno di lui»

«Capisco. Potete andare, Duca»

«Ah maestà…»

«C’era uno scudiero, un tipo un po’ matto evidentemente… Ecco, lui sosteneva che Sir Dennis si fosse ritirato, avesse sposato una contadina e avesse vissuto in un casolare di campagna il resto dei suoi giorni. Ma sono sicuramente le fantasie di un pazzo.»

 

Epilogo – Lontano

«Dai nonno Gion, raccontaci ancora storie di Sir Dennis!»

«Purtroppo questa era l’ultima miei cari, non e ho altre.»

«E dopo quella battaglia Sir Dennis che fine ha fatto?»

«Oh, è rimasto con quella contadina e ha lavorato la terra per il resto dei suoi giorni.»

«E visse per sempre felice e contento?»

«Non proprio per sempre… In realtà è morto qualche anno dopo travolto da un aratro i cui buoi erano impazziti. Quel deficiente non si era messo l’armatura! E adesso a nanna, ché domani dovete svegliarvi presto per lavorare la terra, come Sir Carlo Dennis Maria Ildebrando di Palude Secca nei suoi ultimi gloriosi giorni!»

 

Da un’idea di @meck e @Nabbo. Immagini a cura di  @Jahramilmago.

Gentile autore/disegnatore,

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4 commenti

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    meck Ombra - 50° livello
    lunedì 13 febbraio 2017 @ 08:11 #

    applausi a scema aperta.

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    Relesia Nova Hardwired Commando - 40° livello
    lunedì 13 febbraio 2017 @ 09:39 #

    Ah! Epilogo Glorioso!

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    nakis Architetto di Terraforming - 50° livello
    lunedì 13 febbraio 2017 @ 16:52 #

    E ora lo spin-off su Gion!

    • Immagine Avatar

      Relesia Nova Hardwired Commando - 40° livello
      martedì 14 febbraio 2017 @ 10:24 #

      SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!

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