Creando un popolo di fantasia: gli Etark – #1

La Wanakti degli Etark - Lokee

Buonsalve a tutti i girovaghi della rete e ai lettori di Lokee. Torno in queste lande per riprendere in mano le briglie del discorso, o meglio, della serie di discorsi, che accennai nel mio primo articolo qualche settimana fa. Il riassunto è per lo più questo: sono un comune mortale, figlio di mortali e giovane padre di un romanzo fantasy. Insomma, potrei essere il nerd alto e magrolino della porta accanto, il giovanotto che sotto la camicia casual porta le magliette prese sullo store di un qualche MMORPG… il perché son qui a scrivere, invece, è molto più interessante e mostrato sotto il logo di Lokee, sì, quello in alto a sinistra, proprio dove siete andati a cercare con gl’occhietti in questi istanti. Trovato? “Il social network del fantastico”. Quale luogo migliore quindi, per me, ‘ove codificare l’aspetto “geek” e mettere nero su bianco ciò che ho scritto nella mia opera prima, il libro d’avventura Homeron Etark? Avverto che si tratta di un articolo piuttosto pienotto, quindi fuori le scarpe da ginnastica, deodorante e multivitaminici.

Concedetemi un paragrafo per introdurre la cosa a chi non sa. I pochi lettori -anzi, le poche lettrici, poiché ho avuto finora un pubblico in prevalenza di esemplare femminile umano- che si sono tuffati nella mia epopea hanno avuto modo di vivere un’avventura repentina dalla prima all’ultima pagina, immersi nelle bronzee acque della mitologia greca. Dove sta la fantasia originale, or dunque? Lo scrissi in un pezzo su Neimaran.it, qui riprendo ciò che mi interessa per introdurre il discorso sugli etark: il mio bisogno era quello di avviare una storia e far stringere amicizia, o odio, o amore, tra personaggi e lettori. Solo dopo avrei approfondito il mondo nuovo dell’Oltreoceano e gli etark, popolo che lo abita, e il motivo è che, in tutta onestà, non sono Tolkien. Sono fiero del Libro Primo di Homeron Etark così com’è: arrivati all’ultima pagina, degli etark sappiamo solo quello che è stato necessario per immedesimarci nella protagonista e vivere l’avventura sua e dei suoi compagni di viaggio, nonché dell’antagonista. Niente descrizioni fini a sé stesse, o trattati sulla geopolitica, l’archeologia, la flora e la fauna d’Oltreoceano… al Libro Secondo spetterà tutto questo, quando già conosceremo i personaggi. Tolkien fu in grado di presentarci Bilbo e al contempo la Terra di Mezzo, già se guardiamo Asimov la prese molto molto alla larga prima di raccontare l’avventura della piccola Arcady… ripeto, io, anche se Homeron Etark si rivelasse una sorpresa per tutti, non sono Tolkien, e così non me la sono sentita di fare il passo più lungo della gamba. Ecco, questo è un consiglio che mi sento di dare a tutti i numerosissimi aspiranti scrittori: tutti non vediamo l’ora di raccontare su carta la nostra immaginazione, ma è sempre meglio andarci cauti!

Detto questo, resto nerd. E quindi nemmeno io ho seguito il mio stesso consiglio “alla lettera”. Oddio, l’ho rispettato, eccome, nel romanzo. Ma poi ho dovuto parlare degli etark altrove, senza aspettare il Libro Secondo. L’ho fatto in una piccola enciclopedia, gratuita ovviamente. Un surplus per un qualche fan del futuro. L’ho fatto nell’enciclopedia e ora lo faccio anche qui, perché sinceramente trovo questo portale più attraente di un semplice documento PDF. Quindi, dopo questa mastodontica e nauseante introduzione, iniziamo la codifica del popolo degli etark! Squillino le trombe!

Siamo ai tempi di Argo. Cos’è Argo? Conoscete la storia della Guerra di Troia, dicasi anche Guerra di Ilio? Sì, bene. Ecco, quella guerra si scatenò fra troiani e achei. Gli achei furono gli abitanti dell’Ellade (la Grecia) ai tempi più antichi di Sparta, Itaca e Micene, quando Atene ancora non era altro che una città emergente. Ancora la democrazia non era stata veramente sperimentata, e chi governava erano i Re e i loro nobili seguaci, impegnati a ingozzarsi di carne e al contempo possedere bianche ancelle piegate sui cuscini e in lacrime per il loro disperato futuro. Gente con abitudini eccentriche, insomma. Ecco, questi erano gli achei. Gli argivi furono i loro mitici nonni e avi, ancora quasi immortali. Gli argivi furono il popolo elleno, simboleggiato dalla città di Argo, rappresentato dai suoi più grandi eroi gli Argonauti (Giasone, Ercole, Laerte… quelli del Vello d’Oro!), popolo che ancora ebbe contatti sostanziosi con gli Dèi e con il mondo mitico e divino, con le ninfe, i ciclopi e i satiri. Gli achei vissero solo l’eredità di questo mondo. E, un secolo dopo, al seguito dell’avvento dei temibili Dori del Nord, che annientarono i divenuti molli achei, i greci delle polis poterono solo raccontarci tutto questo -il perché e il climax della decadenza è ciò che ho narrato, a mio modo, in Homeron Etark…

Bene, siamo ai tempi di Argo, di Ilio e degli Dèi. E ora sappiamo veramente dove siamo. In Ellade. E da qui, avverto, all’immaginazione di Omero e altri poeti, delle donne che attendevano i mariti per il ritorno dalla guerra, dei marinai ubriachi sulle triremi nei mar d’Egeo che confondevano balene con il fondoschiena di Poseidone… a tutte le loro immaginazioni, giunte a noi come leggende, si aggiunge la mia, quindi se domani avete lezione di epica greca in classe non andate a raccontare quello che leggete qui sotto, eh! Avvertenza: tutto ciò non è spoiler, poiché per codificare il popolo degli etark parlerò di avvenimenti accaduti prima dell’avvio del romanzo, e in esso solo citati tramite escamotage narrativi per l’esposizione saltuaria del background.

Gli etark erano i fratelli degli argivi più antichi. Come loro vivevano in Ellade e nel Mar dei Fenici, il Mediterraneo. A differenza degli umani, però, avevano questi tratti:

  • Gli etark servivano, ossia discendevano da, Divini differenti da quelli degli umani argivi. Non gli Dèi figli e fratelli di Zeus, eredi dei Titani Crono e Gaia, ma bensì gli etark pregavano e discendevano dalle Divinità, silenziose e invisibili, indescrivibili e perciò mai raffigurate. Le Divinità erano comunque sorellastre degli Dèi, poiché figlie di Gaia e degli elementi naturali (per questo gli etark erano comunque lontani fratelli degli umani). Sia etark che umani, sia Divinità che Dèi, erano timorosi sottoposti del Fato
  • Gli etark avevano uno spiccato senso civico e morale, molto più vicino ai romani dell’epoca repubblicana che alle mollezze degli achei discendenti di Argo. La concezione della figura femminile era incredibilmente moderna, e la fiducia e l’autorevole timore nelle Divinità portava tutti gli etark ad un comportamento democratico e corretto in pubblica presenza, nonché un profondo amore per il proprio monogamico focolare. Gli etark comunque parlavano elleno, nelle varie forme e ceppi dei popoli argivi (greco antico).
  • Fisicamente, gli etark erano più slanciati degli umani, ma i maschi etark molto meno prestanti fisicamente degli uomini e le femmine etark meno “formose” delle donne mediterranee argive e achee. Il riflesso sociale è questo: gli (e le) etark trovavano attraenti i corrispettivi umani, ma non viceversa.
  • Fisicamente, il tratto di maggior rilievo degli etark è il colore degli occhi. Tutti gli etark hanno le iridi di colore diverso uno dall’altro, tutti sono eterocromi.

Pace e amore, dunque? Niente affatto. Caduta la supremazia di Crono, Zeus s’impossessò dell’Ellade e dall’alto del proprio Olimpo decise che tutto il Mar dei Fenici sarebbe stato suo, dei suoi fratelli (Poseidone, Eolo…), dei suoi figli divini (Ares, Atena, Afrodite, Apollo…) e non divini (gli umani, i semidei e le creature mitologiche). La buona Gaia non poté far nulla se non piangere e le Divinità, tradite, dovettero trovare un luogo dove ritirarsi con il proprio popolo prediletto, gli etark. Scelsero una terra misteriosa e onirica, leghe e leghe oltre le coste dell’Iberia (la Spagna). Scelsero una terra incontaminata che chiamarono Oltreoceano.

Poiché molti umani erano ancora legati agli etark, sia in termini di sussistenza commerciale che di rapporti di sangue, la moglie di Zeus, la bella Era, fece pressione poiché vi fosse comunque modo per i due popoli di rimanere in contatto. Così il legame tra Oltreoceano e Mar dei Fenici venne sì alienato dalla realtà, ma fu lasciato un passaggio non reciso: Zeus incaricò il semidio Ercole di innalzare due Colonne, nello stretto che oggi si chiama di Gibilterra, che fossero unico passaggio per l’Oltreoceano: le Colonne d’Ercole. “Girando intorno si solcano mari sconosciuti, passando in mezzo è invece la via per l’Oltreoceano.”

Fino al tempo degli Argivi, dunque, etark e umani furono liberi di continuare a tenere rapporti, rapporti che a ogni modo, date le distanze, si assottigliarono e raffreddarono sempre più… fino a un avvenimento che li recise per sempre. Ossia ciò che accade nel Prologo del Libro Primo, ma qui non è il luogo dove parlarne! Quindi facciamo un passo indietro e torniamo alla venuta di etark e Divinità in Oltreoceano.

In Oltreoceano gli etark poterono svilupparsi alla pari degli umani in Ellade. Mantennero l’elleno come lingua parlata, continuarono a commerciare con gli antichi fratelli argivi ma si formarono comunque dialetti che con il passare dei secoli divennero “etark antico”. Le Divinità scacciarono tutti i mali e i mostri di quella terra selvaggia oltre linee immaginarie chiamate i Confini, riservando al comunque poco numeroso popolo degli etark una terra abbastanza ampia per permettere una felice e tranquilla esistenza. Poi, e questo gli etark non lo sanno, si ritirarono esse stesse in una piccola porzione di terra inviolabile appena oltre i Confini del Nord, dalla quale tenere sempre occhio attento sul proprio popolo prediletto. Sempre le Divinità, in previsione di un futuro attacco di Zeus, decisero di iniziare un Ciclo. Il Ciclo del Prescelto, dell’Atta Wanax e del Wanakti. Spiego subito:

  • Per non essere sopraffatte da Zeus, e per resistere al meglio ad un qualche gioco del Fato, le Divinità decisero di custodire metà della propria essenza nel corpo di un etark, il Prescelto.
  • Poiché esso fosse sempre al sicuro, decisero di eleggere un etark al quale affidare poteri non riservati ai mortali, il Wanakti. Il Wanakti poteva fare uso del proprio spirito divino solo in caso di pericolo del Prescelto. Maggiore il pericolo, maggiore la forza. Nessun pericolo, nessun potere.
  • Gli etark non erano immortali, ma le Divinità (questo è quello che pensano gli etark) hanno sempre deciso per ogni etark quanto esso abbia potuto vivere, se cinquanta o sessanta anni come un umano (sì, questi erano traguardi per gli umani del 700 a.C.) oppure anche secoli o millenni. La maggior parte degli etark viveva quanto gli umani, e così anche Prescelti e Wanakti. Il Wanakti veniva tenuto vigoroso, dalle Divinità, per tutta la durata di vita del Prescelto. Divenuto vecchio quest’ultimo, perciò, il Wanakti diventava Atta Wanax e, tramite le Divinità, indicava la nuova coppia di Prescelto/Wanakti nel popolo. Iniziava così un nuovo Ciclo.
  • I Prescelti e gli Atta Wanax dell’era precedente venivano poi accompagnati dal nuovo Wanakti verso i Confini (partivano loro tre da soli). Lì, Prescelti e Atta Wanax venivano accolti da una piccola comunità di etark quasi immortali poiché in stretto contatto con le Divinità.

Superato l’aspetto divino, veniamo a quello più interessante, il quotidiano.

Gli etark, nei primi secoli di vita in Oltreoceano, instaurarono un sistema monarchico affiancato da un Consiglio di Fidati, i più alti servitori delle Divinità e saggi consiglieri del popolo, nonché supremi amministratori locali della giustizia, del commercio e di tutti gli aspetti della vita etark, tramite araldi o personalmente. La monarchia venne poi sostituita da un sistema elettivo: il Consiglio dei Fidati rimase ma al posto del Re, ogni dieci anni, venne eletto un Primo Fidato con funzioni moderne di primo ministro (o primo senatore nella repubblica romana). Il Consiglio dei Fidati era anche unico detentore del Codice, una serie codificata di norme di buona convivenza civile. Ma, per il tratto caratteristico degli etark di cui vi parlai, raramente vi fu necessità in Oltreoceano di punire un etark per un qualsivoglia crimine che fosse più di una bravata. Vi è una sola Prigione in Oltreoceano… ma ne leggerete solo nel Libro Secondo.

Gli etark hanno sempre mantenuto un livello culturale più alto degli achei, ma anch’essi non si affidavano alla scrittura ma solo alla parola parlata. I bambini imparavano sì a leggere e scrivere, dai precettori pubblici, eppure non gli serviva poi molto nella vita di tutti i giorni, impegnati in mestieri manuali o nella bottega di famiglia…

Le città etark non hanno mai riportato nomi “ufficiali”, venivano chiamate con l’appellativo più adatto secondo il mestiere più in voga nel luogo, e solitamente non erano altro che villaggi. Tutti villaggi e villaggini eccetto la capitale, una popolosa e ben fortificata polis, costruita a poca distanza dalla bruna e lunga spiaggia che vide per la prima volta gli etark giungere in Oltreoceano…

Sostanzialmente, etark femmine e maschi seguivano la stessa vita. Con le dovute differenze di genere, ovvio. Non esisteva ancora il concetto di “diritto”, però estendendolo brutalmente possiamo dire che sì, in Oltreoceano femmine e maschi avevano gli stessi diritti. I doveri erano diversi, ma non rigidi: i mestieri erano aperti a tutti, indipendentemente dal genere. Il focolare era monogamico, i legami tra consanguinei erano proibiti. Questo in Ellade non sempre era un concetto molto seguito…

Ok, per oggi ho scritto anche troppo. Ho il fiatone, e voi gli occhi un po’ arrossati (ricordatevi di sbattere le palpebre, al monitor del pc molti non lo fanno, me compreso!) Ci rivedremo presto, continuando proprio da dove ci siamo lasciati e arriveremo alle abitudini alimentari e ai… Protodraghi. Ai girovaghi della rete auguro una buona continuazione del viaggio, ai lettori di Lokee un caloroso arrivederci.

Strizzo l’occhietto e… al prossimo articolo! (quando non so, ma ci sarà!)

 Fonte immagine di copertina dell’articolo(mio profilo DeviantArt)

Articolo citato su Neimaran.it

HomeronEtark.com

 

 

 

 


Licenza articolo: Attribuzione, Non opere derivate, Non commerciale, Condividi allo stesso modo

Bene, hai letto l'articolo: ti ha ispirato? Ti ha fatto infuriare? È un cumulo di idiozie?

Loggati oppure Iscriviti per dirci la tua!  Se vuoi far presto:


Partecipa alla discussione

Utente anonimo