Cowboy Bebop: pensieri e parole di chi non si è ancora ripreso.

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Non sono un’esperta del genere Anime.

Non scrivo questo articolo per criticare o dare un giudizio.

Scrivo qui perchè non ho altro luogo in cui poter esprimere ciò che mi è rimasto sulla pelle e in testa dopo aver visto per la prima (e probabilmente ultima) volta IL capolavoro Cowboy Bebop.

Questa mia affermazione non è casuale: mi piace definirmi “monogama”, nel senso che, a differenza di molte altre persone, non sono capace di vedere (o leggere) più volte qualcosa che mi ha trasmesso delle emozioni forti. Ma di questo problema magari ne parlerò un’altra volta.

 

 

Ritornando al nostro Anime, sono rimasta colpita da come nell’arco di 26 episodi sia riuscita a passare da uno stato di totale indifferenza iniziale nei confronti dei personaggi principali al caos di emozioni che ho provato nel corso del’ultima puntata: speranza, rabbia, tristezza e rassegnazione di fronte a un finale severissimo ma giusto.

All’inizio sono stata attratta dalla musica: ho amato fin da subito la coerenza tra la colonna sonora e il titolo dell’Anime, mi piaceva vedere una storia ambientata nel futuro accompagnata da un genere musicale che, secondo il mio punto di vista, è raffinato e distante nel tempo.

 

 

E poi è successo: la musica pian piano è passata in secondo piano insieme al contesto western dei cacciatori di taglie per lasciare spazio alla curiosità.

La memoria persa di Faye, la solitudine di Jet, le origini di Ed e il passato di Spike: in ogni puntata sono presenti piccoli frammenti di dettagli che solo sul finale vanno a completare un puzzle di gran lunga più complesso e verosimile alla realtà di quanto non ci si aspettasse.

 

 

Durante la nostra vita incontriamo persone diverse con cui, per un certo periodo di tempo, formiamo un equipaggio e da cui ci separeremo per poter proseguire il nostro cammino.

Tutti abbiamo la necessità di avere una “casa”, che sia essa un luogo fisico in cui rintanarci dopo una lunga giornata o che sia una persona che, per quanto vicina o lontana possa essere, è felice di vederti e ascoltarti, perchè tutti abbiamo bisogno di poter mostrarci per quello che siamo: fragili.

Ogni delusione derivata dall’aver riposto troppe aspettative in qualcosa o in qualcuno fa soffrire: per proteggerci dalla sofferenza ci armiamo di sfiducia e depositiamo ogni volta sulla nostra anima uno strato sottile di cinismo che, se non curato, andrà a formare un vero e proprio guscio impenetrabile.

Il bene può vincere contro il male: l’unica cosa che non accettiamo è che il prezzo da pagare per la vittoria è veramente molto alto.

 

 

Mi rendo conto di aver scritto un testo sconclusionato e che probabilmente non è all’altezza del suo contenuto, ma ringrazio chi spenderà anche solo un secondo del suo tempo per leggere il titolo del post.

Buona serata

F.

 

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