1001 motivi per cui la Fantascienza è meglio del sesso – Le Sabbie di Marte

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Buongiorno (o buonasera o buonanotte) miei cari! Ci siamo, è il momento di un altro appuntamento con la consueta rubrica che il buon intenditore di letteratura fantastica non può permettersi di ignorare, non fosse altro che per riempirmi di insulti relativi alle porcate che ivi scrivo…

O anche no… potreste essere gentili con un povero vecchio e dirmi, invece, quanto sono bravo e quanta bellezza porto nelle vostre vite! Anche perché, vi dico la verità, sono proprio giù di corda.

“Che accade?” direte voi, solerti e preoccupati per la mia salute. Che accade? È difficile da spiegare a qualcuno che non sia un collezionista, ma voi credo proprio che mi capirete. Mi è successa la croce/delizia di ogni, serio, catalogatore: ho completato una collezione.

Bene, e quindi? Direte voi. Certo, è una cosa bella, il coronamento di anni di ricerca e di acquisti e di scambi e di fregature, quasi tredici in realtà. Ma ciò significa anche che le ricerche, gli acquisti, gli scambi e le fregature sono finite… non so, è uno strano ambivalente sentimento: come se una fase importante della vita fosse finita, un capitolo fosse chiuso, una strada percorsa.

Che rompicoglioni che sono, nevvero? Che vi devo dire, sono fatto così. Ad essere sinceri, il volume che mi mancava avrei potuto prenderlo mille e mille volte, ma avevo sempre evitato. Le scuse erano molte e tutte credibili: costa troppo, in fondo non fa parte della numerazione, non è un libro ma un fumetto… la realtà, però, era la paura di chiudere la fase, di perdere lo stimolo. Paura che si è prontamente avverata quando, scavando in uno scatolone di libercoli preso per rivenderli e fare un po’ di cassa, ti trovo il Volume Raro messo certamente lì per sbaglio o per inesperienza. Che culo, direte: sì, che culo.

Com’è come non è, mi ritrovo insomma ad avere questa collezione completa: senso di vuoto, depressione eccetera eccetera. Osservando gli scaffali (incompleti, perché una parte dei libri sono a casa dei miei genitori, visto che da quando ho traslocato non ho ancora avuto il tempo di finire di portarli…) mille e mille pensieri affollavano la mia mente, che certo non è preparata ad un simile super-lavoro. Ammetto anche che, per un brevissimo istante, ho pensato pure di farla finita con la Fantascienza per esplorare nuove e diverse strade. Per un istante brevissimo. Ti chiedi perché hai cominciato un simile viaggio, chi te l’ha fatto fare, adesso che te ne fai…

Poi ti ricordi: il perché io sia così appassionato di questo genere mi è tornato a mente. Non è tanto per le straordinarie avventure, o per la creazione di futuri possibili che mai vedrò, o per il sense of wonder che questi scritti mi donano, quanto per le logiche e fredde spiegazioni scientifiche, seppur fantastiche, che spesso vi si ritrovano: la parte hard (ve l’ho già spiegato, il porno non c’entra niente…) che parla direttamente alle corde della mia fantasia e stimola la mia inventiva.

Per questo voglio parlarvi di questo libro e del suo autore: un rigoroso trattato “scientificamente” valido direttamente dagli anni cinquanta! Enjoy.

 

Le Sabbie di Marte

(The Sands of Mars – 1951 – Cat. Vegetti)

 

Come al solito dobbiamo partire dall’autore: Arthur C. Clarke, un nome che sicuramente è noto a molti e non a caso considerato uno dei massimi decani della Fantascienza, è conosciuto principalmente per altri romanzi, primi fra tutti 2001 – Odissea nello Spazio (di cui ha anche curato la sceneggiatura dell’arcinota versione cinematografica), Incontro con Rama e La Città e le Stelle. Inventore, oltre che scrittore, ha impostato la sua intera produzione ad una forte concretezza scientifica, sacrificando spesso lo scorrere della trama per riportare dettagliatamente la fisica realizzabilità delle sue idee.

Talvolta questo suo lato viene attribuito al fatto che subito dopo le scuole non sia riuscito ad entrare al college, come era sua intenzione, ma abbia dovuto lavorare: lo spirito di rivalsa dell’autodidatta si scaricherebbe quindi sui lettori. Io non lo credo, anche perchè dopo la guerra si laureò al King’s College: qualche anno di ritardo in un periodo come quello poteva essere ben assorbito da un carattere forte come quello del celeberrimo.

In ogni caso i suoi scritti sono dei veri e propri manifesti dell’esplorazione dello spazio, tanto che molte delle sue idee sono state studiate dagli enti spaziali di tutto il mondo e prese seriamente in considerazione: per citarne una, che ha avuto un discreto successo, l’utilizzo dei satelliti in orbita geostazionaria per facilitare le comunicazioni. Chi non sa cosa siano, al giorno d’oggi?

Ma anche l’idea che gli astronauti debbano mantenersi in forma facendo esercizio per combattere la microgravità, quindi le navi a lunga percorrenza debbano avere un tamburo rotante per simulare delle condizioni più favorevoli alla vita grazie alla forza centrifuga-centripeta (chi non ricorda la Discovery?).

Ma anche l’utilizzo del velcro tra pavimenti e stivali; ma anche il motore nucleare schermato e lontano dalle zone abitative di una nave, collegato con traliccio; ma anche le parabole direzionali per le comunicazioni, con relativi sistemi per gestirle a grandi distanze… Insomma, chi più ne ha più ne metta.

Le Sabbie di Marte ha tutto questo ed anche di più: è la storia di uno scrittore di Fantascienza che effettua la crociera di prova sulla prima astronave passeggeri per il Pianeta Rosso, per descrivere le sue impressioni e pubblicizzarne la colonizzazione; il suo viaggio si completa e lui vive sulla sua pelle un momento epocale nella storia della colonia…

Non si può dire che la trama sia avvincentissima, né che scorra alla perfezione o che non abbia dei buchi, anzi. Ma si può dire che questo libro è stato scritto nel 1951, 18 anni prima dello sbarco dell’uomo sulla Luna, e descrive alla perfezione una crociera nello spazio, una rotta tra due mondi che ancora oggi, nel 2015, non siamo stati in grado di compiere. Probabilmente all’inizio della sua carriera Clarke peccava di eccessivo ottimismo sulla capacità dell’uomo di rivolgersi all’Esterno, ma le sue idee, i suoi ritrovati tecnici, persino la forme delle sue strutture, tutt’ora restano valide. Così valide che film moderni come Mission to Mars, osannati per la loro concretezza scientifica, ne ricalcano la struttura alla perfezione, più di 50 anni dopo!

Si, adesso i computer sono touch screen e non hanno più le schede perforate, ma a parte questo l’astronave Ares è ancora valida, funzionante e pronta a partire.

Non per niente Arnoldo Mondadori, grande appassionato di Fantascienza, volle questo libro come primo numero de I Romanzi di Urania, il 10 ottobre 1952, ponendo le basi per quella che è la collana di libri di genere più longeva in assoluto: un visionario che credeva nella scienza ed alla scienza ha sempre guardato.

Questo mi piace e questo mi rende un appassionato: il possibile, o anche solo il probabile, analizzato nelle sue sfaccettature. Grazie Arnoldo e grazie anche a te, Arthur.

 

 

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22 commenti

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    Thorik Stoneshield Mech-rider classe Golem - 20° livello
    martedì 03 novembre 2015 @ 09:16 #

    Riguardo il collezionismo ti capisco perfettamente, la fame che ti prende quando collezioni,ti consuma, esaurendosi man mano che la libreria si riempie lasciandoti soddisfatto solo per un po’ perchè poi inizi a chiederti se ne sia valsa la pena, e cosa ne sarà quando non ci sarai più,ma penso che possa essere un po’ un’eredità, qualcosa da lasciare ai posteri per goderne come hai fatto tu, e riscoprire piccole gemme come Clarke secoli dopo

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      Ackseth Autostoppista Galattico - 33° livello
      martedì 03 novembre 2015 @ 10:57 #

      Ma speriamo…

      Il collezionista è il moderno amanuense che traghetta la conoscenza ai posteri! Bello.

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        Thorik Stoneshield Mech-rider classe Golem - 20° livello
        mercoledì 10 febbraio 2016 @ 00:20 #

        Sai @Ackseth, la settimana scorsa, sono passato a casa dei miei,e mi è cascato l’occhio su una delle librerie di mio padre, ed ho trovato con sorpresa e piacere alcuni volumi della collana Cosmo della nord ed altri della Cosmo serie oro,tra cui uno contenente racconti di George R.R.Martin che mia figlia cercava(senza successo) in Feltrinelli, senza contare un buon numero di Urania e diversi Millemondi,e mi sei venuto in mente tu con questo post,l’eredità lasciata ai posteri, un piccolo tesoro nascosto, piccoli gioielli raccolti quasi con indifferenza,senza pensare ma che in seguito potranno diventare un vero tesoro per chi li leggerà dopo di te e dopo ancora

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        Ackseth Autostoppista Galattico - 33° livello
        mercoledì 10 febbraio 2016 @ 09:53 #

        @ThorikStoneshield così mi fai commuovere!

        Questo comunque è uno dei motivi per cui amo i libri usati: la storia che hanno, la polvere che portano, i graffi, l’odore anche. È un romanzo in aggiunta al romanzo, se mi capisci…

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        Thorik Stoneshield Mech-rider classe Golem - 20° livello
        mercoledì 10 febbraio 2016 @ 10:00 #

        Oh si che ti capisco @Ackseth, il profumo dei libri usati è un po’ come il profumo di un buon vino dopo averlo stappato, o di un single malt appena versato,porta con se tutto ciò attraverso cui è passato,per questo è un must andare da Shakesperare & co. e per questo evito di entrare al Libraccio..

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    Nabbo Capo Squadriglia - 50° livello
    martedì 03 novembre 2015 @ 09:35 #

    Ohibò. Non avevo neanche idea che Urania si potesse effettivamente completare. Cioè, pensandoci è ovvio, ma ad un certo livello del mio subconscio ero sempre stato convinto che fosse in qualche modo infinita.

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      Ackseth Autostoppista Galattico - 33° livello
      martedì 03 novembre 2015 @ 10:58 #

      Se ci metti le collane figlie, poi, in effetti si avvicina molto all’infinito…

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    Thorik Stoneshield Mech-rider classe Golem - 20° livello
    martedì 03 novembre 2015 @ 15:18 #

    Urania è l’immagine delle stelle per un bimbo,ogni libro una nuova stella, tante da non poterle contare

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      Ackseth Autostoppista Galattico - 33° livello
      martedì 03 novembre 2015 @ 17:55 #

      Nell’invecchiare diventi più poetico.

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        Thorik Stoneshield Mech-rider classe Golem - 20° livello
        martedì 03 novembre 2015 @ 18:02 #

        Dev’essere l’influsso dei “Deicide” che sto ascoltando in auto

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    Mina Harker Aspirante Avventuriero - 7° livello
    martedì 03 novembre 2015 @ 19:18 #

    Leggendo questo articolo ho provato due sentimenti:
    1) curiosità per il romanzo “Le sabbie di Marte” (di A. Clarke ho letto – ed amato – “2001: Odissea nello spazio”);
    2)empatia per il dolore del Collezionista (tra le altre cose, lo stream of consciousness utilizzato dall’autore del suddetto articolo è talmente ben delineato da suggerire la stesura di un racconto sul tema:la bramosia dietro al collezionismo).

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      Ackseth Autostoppista Galattico - 33° livello
      martedì 03 novembre 2015 @ 21:43 #

      Grazie Mina.
      Non vorrei che tu rimanessi delusa da Le Sabbie di Marte, non ti aspettare niente di simile a 2001: molto più immaturo, ma comunque scientificamente ottimo.
      Tra l’altro il Catalogo Vegetti è incredibilmente carente (da quando è venuto a mancare l’ottimo Ernesto la catalogazione va a rilento), perchè il nostro volume è stato pubblicato da poco in Urania Collezione, al numero 150 per la precisione.
      Di conseguenza lo trovi anche in formato elettronico, anche se io deploro questa barbara pratica dei tempi moderni.

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        Mina Harker Aspirante Avventuriero - 7° livello
        mercoledì 04 novembre 2015 @ 01:24 #

        Deplorevole – forse-, eppure senza questa “nuova” forma di divulgazione,molti testi troverebbero la morte per mano della sabbia del tempo… oppure dovremmo imparare a memoria un singolo testo per poterlo tramandare ai posteri ( Fahrenheit 451 docet)…

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      Ackseth Autostoppista Galattico - 33° livello
      mercoledì 04 novembre 2015 @ 08:46 #

      O forse l’opposto.
      La storia ci insegna che il volume cartaceo resiste bene al passare dei secoli, mentre del supporto elettronico non sappiamo nulla.
      In effetti affidarsi ad un metodo codificato, quando la chiave di codifica non è immediatamente riconoscibile, può non essere un’idea geniale.
      È un dibattito forte tra le comunità di chi studia questi argomenti: in molti individuano l’avvento della tecnologia come la fine della società storica intesa fino ad ora. La non fisica trasmissione della cultura nel tempo, a lungo andare, ne potrebbe decretare la perdita.

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        Nabbo Capo Squadriglia - 50° livello
        mercoledì 04 novembre 2015 @ 12:40 #

        Che la carta resista bene al passare dei secoli è falso. Resiste pochissima roba, e solo se conservata con estrema cura. E non è vero neanche che non presenta problemi di codifica, ci sono enormi quantità di informazione antica che non siamo più in grado di decodificare (e non parlo di lingua, ma proprio di codice, vedi ad esempio la lineare A).
        I supporti digitali sappiamo già che non durano a lungo, ma a differenza di qualsiasi supporto analogico i dati in essi contenuti possono essere trasferiti e riprodotti praticamente all’infinito con costi minimi e senza praticamente senza perdita di dati. Che del resto è quello che fanno i più importanti progetti di conservazione della cultura, che consentono di avere un dato sempre aggiornato e facilmente accessibile. In passato c’era che faceva questo lavoro, si chiamavano copisti ed erano bravissimi, ma avevano dei limiti.
        L’errore comune in cui cadono in molti è quello di considerare il dato e il supporto come una cosa unica, da cui deriva l’altrettanto comune fraintendimento di considerare il dato digitale come indissolubilmente legato al supporto elettronico. Questo era vero per il dato analogico: non esisteva un libro senza carta né film senza pellicola o nastro. Oggi non è più così, il dato può passare agilmente da un supporto all’altro (e anche essere facilmente impresso su un dispositivo analogico, se necessario), e il libro (o il film, o il brano musicale) esiste in quanto tale. Cosa che fra l’altro sta finalmente mettendo in chiaro il suo valore intrinseco, finora poco o nulla considerato. Mi perdoneranno i collezionisti, ma che finalmente il valore di un libro stia diventando indipendente da quello della carta su cui è stampato è una delle migliori notizie di sempre.
        Non è ovviamente un sistema perfetto, ma sicuramente stiamo conservando infinitamente di più oggi che in passato. Se andiamo indietro anche solo di poco ci accorgiamo che le opere di cui conosciamo l’esistenza ma che non sono mai giunte a noi sono molte di più di quelle che ci sono arrivate (chiedi a qualsiasi filologo), pensa a quante ne esistono di cui neanche sappiamo l’esistenza, tanto era limitato il modo di conservarle.
        Certo, una grande catastrofe globale (ad esempio l’esplosione di un certo numero di bombe al neutrone in punti strategici del pianeta) potrebbe farlo collassare, ma sempre meglio di quando ad Alessandria bastò un solo incendio (Un. Solo. Incendio) per far andare perduti per sempre secoli di sapere di un intero popolo.

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        Ackseth Autostoppista Galattico - 33° livello
        mercoledì 04 novembre 2015 @ 12:58 #

        @nabbo ma abbiamo già fatto questo discorso, o sbaglio?
        Ho una fortissima impressione di deja-vu…

        In ogni caso, solo il futuro ci darà la risposta: se però il problema si è posto nella comunità informatica, penso che esista.

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        Nabbo Capo Squadriglia - 50° livello
        mercoledì 04 novembre 2015 @ 15:38 #

        Credo di sì, ma l’abbiamo fatto in chat, dove verba (et scripta) volant.
        Che il problema si sia posto è sicuramente vero e auspicabile, altrimenti oggi non esisterebbe una vera e propria scienza della conservazione dei dati. E più il problema si pone migliori diventeranno le soluzioni con cui lo si affronta.

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        Ackseth Autostoppista Galattico - 33° livello
        mercoledì 04 novembre 2015 @ 22:09 #

        Adesso mi ricordo la conversazione @nabbo .

        https://it.m.wikipedia.org/wiki/Preservazione_digitale
        Qui credo che ci sia tutto: in soldoni i dati nativi digitali richiedono di preservazione attiva perché più delicati (anche se non sembrerebbe), ed i supporti sono soggetti ad obsolescenza molto velocemente.
        A dire la verità ci sono molte storie di FS interessanti sul tema, che in effetti m’intriga: chi sa che a volte non ne venga fuori un articolo…

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    Thorik Stoneshield Mech-rider classe Golem - 20° livello
    mercoledì 04 novembre 2015 @ 10:37 #

    permettimi di dissentire riguardo il lasciare copie digitali ai posteri,so chen c’è un progetto per digitalizare opere d’arte per poterle ammirare nel loro splendore, ed (ad Arezzo?) ho potuto ammirare la riproduzione in ologramma di un gioiello,l’idea non è male,evitare che vadano perdute informazioni digitalizzandole,e sai che sono un amante del cartaceo

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    Heydn Tough Geek - 13° livello
    sabato 07 novembre 2015 @ 13:27 #

    Appena finisco la raccolta di AAA Asso decontaminazioni interplanetarie ed altri racconti di Sheckley lo leggo. Promesso! Comunque in Giappone stanno cercando di ovviare al problema incidendo dati digitali su lastre di titanio conservate sotto vuoto. Non risolve il problema ma lo rimanda. Il dubbio a quel punto non è come conservare informazioni, ma quali informazioni siano degne di essere conservate. Siano esse letteratura o cinema, chi dice cosa è meritevole e cosa no? È li la fregatura!

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      Ackseth Autostoppista Galattico - 33° livello
      sabato 07 novembre 2015 @ 18:51 #

      Ho sempre sognato di avere una lastra di titanio con zeri e uni incisi sopra. Che splendida curiosità da far vedere agli amici!

      A parte tutto, non si può pensare di tramandare ogni cosa: penso e spero che i miei articoli so Lokee, ad esempio, non lascino traccia nella storia del mondo. Sarebbe però divertentissimo se un archeologo del futuro si mettesse a studiare questo periodo storico e tirasse fuori “la macchina cronomotrice” del Dottor Ackseth. Stupore generale, io che mi ribalto nella tomba!

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        Heydn Tough Geek - 13° livello
        domenica 08 novembre 2015 @ 00:30 #

        Beh si, di certo quando fra millemila anni qualcosa riuscirà a riattivare un server e leggerà i nostri articoli e commenti capirà perché ci saremo estinti: “Questi sono fritti amico, estinti per la fame. Come potevano passare il tempo? O si nutrivano o filmavano gattini.” “Beh si vede che hanno vinto i gattini, ma ehi, aspetta! Cos’è questo sito? Youporn? Diamo un’occhiata!” E si estinsero anche loro…

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