Undead Hunters – Intervista a Vaz e Oscar Celestini

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C’è una cosa di cui sono pienamente sicuro (e quando dico pienamente, uso questa parola non riuscendo mai in pieno a sfruttarne il potenziale, generando quindi un antitesi interna alla mia mente):

Questi sono gli anni degli Zombie.

Mi ricordo che quando ero ragazzetto, gli Zombie (che tra l’altro al tempo venivano semplicemente apostrofati come i Zombie) in base al punto di vista venivano classificati come:

- Quei mostri dei film stupidi dell’orrore (dal punto di vista di mamme, fidanzate, il parroco di paese, insegnanti);

- Argomento di interminabili Cineforum d’elite e materia di studio riservata a persone competenti e possibili laureati in Zombologia (da parte di pipparoli sfigati);

Il concetto di Zombi in Italia alla fine degli anni ’70.

Poi, cinque anni fa, il mondo ha rivalutato questi personaggi di nicchia trasformandoli in un vero e proprio periodo storico. Questa, miei cari lettori,  è

L’Epoca de i Zombi

Ebbene si. Da quando Walking Dead ha reso mainstream queste creature, il mondo se ne è fatto una ragione. Ora tutti parlano di Zombie, inclusi quelli a cui non ne è mai fregato niente, inclusi quelli che li hanno sempre derisi, inclusi i preti, gli insegnanti e le mamme. E gli unici ad essersela presa, cominciando ad insultare gli Zombie moderni sono i critici di quei cineforum d’elite perchè era una vita che loro lo dicevano ma nessuno li aveva mai cagati (e tutt’ora continuano a non venir cagati da nessuno).

Ripeto con più enfasi e con musichetta allegata: questa è

L’Epoca de i Zombi

E io che li seguo dagli anni ’90 ho intervistato chi li segue dagli anni’80. Perché, che vadano o di moda o no, a noi gli zombie piacciono sempre.

Ecco quindi la nuova intervista turellica con gli autori di un nuovo fumetto approdato su Verticalismi: Undead Hunters

Turel Intervista: Vasco Vaz Serafini & Oscar Celestini (un duo che fa rima)

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Ok ok… passiamo all’intervista….

Allora ragazzi, ho letto il fumetto in anteprima ed ora vi voglio fare un’intervista perché mi è piaciuto.

Come è nato il progetto?

Oscar: Avevamo da poco finito un proposal a vuoto per la Star Comics e si parlava di ciò che può andare o meno nel mondo del fumetto, cosa attirerebbe la gente, cosa vende, soprattutto in riferimento ai lavori che mi chiedono abitualmente dagli Usa, porno, erotismo, mostri ecc… Da lì ad ammettere che gli zombies siano di gran moda è un attimo.

Vasco: Undead Hunters è un “Piano C”. Oscar ed io volevamo proporre una serie fantasy-umoristica alla Star Comics, ma abbiamo scoperto che quest’ultima non produce più (mini)serie ma solo one-shot, per cui abbiamo proposto una storia d’amore ambientata nel 1995 che non è stata accettata per motivi che non sto qui a dire. Il discorso è caduto quindi sul mercato americano e in particolare sui fumetti erotici-porno venduti solo in formato digitale e che hanno un certo riscontro, ma il porno sinceramente non mi interessa per cui la mente è andata direttamente agli zombie, che ultimamente vanno parecchio di moda e che sono sempre stati una mia fissa. Oscar, fra l’altro, ha già disegnato storie di zombie, avendo realizzato “Zombies: the cursed” per la Zenescope, e la mia proposta iniziale di fare “The walking dead versione Troma” l’ha entusiasmato subito.

Come vi siete incontrati?

Oscar: Ci siamo conosciuti dodici (dodici?) anni fa sul forum Graphite, un luogo meraviglioso in cui gli artisti si scambiavano consigli anziché foto di gatti. Poi ci fu un incontro a Lucca, qualche progetto insieme e la reciproca stima ci ha tenuto in contatto fino ad oggi su Facebook. Adesso ci scambiamo foto di gatti.

Vasco: nel 2004, Oscar ricorda male. E inoltre questa è la prima volta che lavoriamo insieme ad un progetto, escluse altre cose che non riguardano i fumetti, nonostante ci conosciamo da un sacco di tempo, anche e soprattutto perché credevo mi avrebbe detto di no, pieno di lavori com’è…

Quanto tempo avete speso per fare questo volume zero?

Oscar: Una mesata? Forse meno, ma ci ho lavorato nei ritagli, quindi non so quantificare esattamente, diciamo che ci ho impiegato due episodi del Color Tex e due episodi di un fumetto porno americano (infilandolo in mezzo).

Vasco: La sceneggiatura, mi vergogno un po’ a dirlo, è stata scritta in pochissimo tempo. Praticamente il primo aprile scorso, dopo aver deciso di buttarci sui morti viventi, alle ore diciotto ho detto ad Oscar: «Aspetta, scrivo la sceneggiatura del numero zero e te la passo». Alle diciotto e quarantacinque era pronta. Il lavoro mi è stato facilitato perché gli ho dovuto dare pochissimi riferimenti e nonostante il terrificante metodo di lavoro utilizzato (descrizione sommaria della tavola e i dialoghi riportati tutti assieme a fondo pagina) lui ci si è trovato benissimo. Ho poi dato una lieve sistemata ai dialoghi una volta pronti i disegni. Se non ci fossero state le commissioni varie e il Color Tex, probabilmente ce la saremmo cavata in 15 giorni, tenuto conto della velocità supersonica del mio socio.

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Alla vostra sinistra, bozze di poppe e pistole, alla vostra destra, bozza di ragazza che sta di fianco a bozze di poppe e pistole. Evviva!

Perché lo scenario Splatter?

Oscar: Perché in me batte un cuore anni ottanta pieno di scatti animatronici e spruzzi di sangue finto. Adoro lo splatter e secondo me tutti questi fumetti di zombie moderni perdono troppo tempo su chiacchiere etiche e troppo poco su fratture esposte, emorragie e bulbi strappati (che sono il motivo poi per cui restavamo attaccati al video ad ogni uscita di film zombifero).

Vasco: La mia passione per gli zombie parte da un trauma infantile risalente al settembre del 1984, quando insistetti per vedere “Zombi” di Romero che veniva dato in prima serata su Italia Uno (altri tempi…). Mi cacai (quasi) letteralmente addosso dalla paura e sognai zombie tutte le notti per un anno intero. Avevo sette anni, per la cronaca. Superato lo shock, è rimasta la fissa per morti viventi, sangue, budella e quant’altro. Stranamente non avevo mai scritto una storia che li vedesse in azione e dopo dieci anni passati scrivendo e disegnando palle da bowling e formaggi parlanti mi sembrava ora di cambiare.

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La colazione dei campioni

Il Capitolo zero è solo una piccola anteprima di qualcosa che potrebbe allargarsi, facciamo per ipotesi che qualche editore voglia scommettere su di voi e mettere in programmazione la serie: come approfondireste la storia e in quale direzione?

Oscar: Rifiuteremmo. Undead Hunters non è una serie, è una graphic novel, se un editore mi propone di trasformarla in un bonellide si propone qualcosa di bonellide e si aspetta l’occasione giusta per UHU (ci piacerebbe un albo BAO ma non ho ancora avuto modo di mettermi in contatto con loro per un confronto).

Vasco: Io non sarei così drastico come Oscar, Undead Hunters non è propriamente una graphic novel, ma una miniserie in 4 episodi. Di sicuro non è serie da bonellide, anche perché io sinceramente non riesco a vederla in bianco e nero con 100 pagine per numero. Comunque non si può mai dire, ero convinto che non sarei riuscito a farmi venire un’idea per proseguire questo numero zero e sono stato col foglio bianco davanti per settimane, poi ho avuto un’illuminazione improvvisa e ho scritto i soggetti dell’intera serie in cinque minuti, quindi…

Ovviamente ora non starò qui a spiattellare tutto, ma la storia approfondirà il rapporto fra Claire e Patty, mentre l’epidemia zombie prenderà una piega sempre peggiore. I miei punti di riferimento, nel pensare il tutto, sono stati una serie a fumetti che non c’entra un bel niente e uno zombie movie poco zombie e molto movie: Detective Dante di Roberto Recchioni e Miss Zombie di Hiroyuki “Sabu” Tanaka.

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C’è un Easter Egg in questa immagine, chi lo trova vuol dire che conosce l’universo creato da Vaz.

C’è tanto gore e tanto sangue. E c’è anche una caffettiera. Io adoro sia lo splatter che le caffettiere. La domanda è: quanto è essenziale il sangue dentro una storia a fumetti e quanto caffè serve allo sceneggiatore per scrivere la storia a fumetti?

Oscar: Il sangue è essenziale in un fumetto sviluppato per chi ama il sangue. Il mio ragionamento non è particolarmente sofisticato, odio lesinare, quindi non userei mai mezze misure per intercettare più tipi di pubblico (come fa il cinema negli ultimi anni). Non millantiamo il fumetto del secolo, promettiamo solo divertimento per chi si diverte con questo genere, la novità è che manteniamo la promessa.

Vasco: Ovviamente dipende anche dal tipo di storia che vuoi raccontare. Non mi piacciono gli estremismi, ovvero le secchiate di sangue a ogni vignetta a mo’ di torture porn, ma nemmeno quello invisibile come in Tex, con quelle cazzo di righe che disegnano la traiettoria del proiettile, lo “ZIP” d’ordinanza e basta. Il sangue, se serve, va messo, ma usato con parsimonia, in modo tale da dare ancora più risalto alla situazione in cui è presente parecchio, come nel finale del nostro numero zero. Per quanto riguarda il caffè, ne basta uno, non scrivo mai di notte, quindi non mi serve per tenermi sveglio.

Una delle protagoniste è piena di cicatrici, le cicatrici raccontano storie, Vaz, hai già scritto le origini di queste cicatrici?

Oscar: Le hai scritte?

Vasco: Veramente no, le cicatrici di Patty sono una tua idea che non avevo preventivato… M’inventerò qualcosa (credo).

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Varie pose, include la famosa ripresa: “Bambola Gonfiabile”

Usate della musica di sottofondo per lavorare? Cosa avete ascoltato mentre lavoravate a questo progetto?

Oscar: Io ascolto di tutto, nessuna in particolare, certamente il rock and roll e l’heavy metal fomentano per le scene più forti, come il blues o il jazz stanno da Dio in altre più tranquille.

Vasco: Non ascolto niente mentre scrivo o disegno, la musica mi distrae troppo.

Il vostro fumetto è arricchito, da un sacco di citazionismo della cultura Underground, la vera domanda è: perché nei fumetti si omaggia sempre qualcuno e perché voi lo avete fatto?

Oscar: Semplicemente si omaggia chi si ammira, chi si ama (o chi si odia). Se noi citiamo il retrogame o l’underground è perché veniamo da là.

Vasco: Ritengo che la citazione sia un modo per dire “Tiè, sono un figo perché conosco questa cosa” e nel caso di Undead Hunters lo è in parte: penso ad esempio al poster di Crazy Climber a pagina due, un coin-op sfigatissimo del 1980 che ormai ricorderanno in pochi. Io non direi che in Undead Hunters ci siano un sacco di citazioni, però, ci sono un po’ di poster di gruppi musicali, film e videogames (quasi tutti miei omaggi alle mie preferenze nei rispettivi campi) nelle prime pagine, poi nient’altro, anche perché lo spazio è quello che è. Se hai scovato altre citazioni, erano del tutto involontarie.

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Yellow Camaro

Ogni anno escono fuori un sacco di Webcomics con la stessa frequenza dei funghi nella stagione piovosa, quali sono quelli che vi sono più piaciuti negli ultimi tempi?

Oscar: Letto poco o niente, mi hanno stimolato alcuni webcomic animati fatti in gif credo (o flash?) perché vanno a battere una nuova strada e ciò mi fa sempre piacere, un fumetto che sta fermo perde in partenza con un cartone animato, un videogioco o un film, ma se il fumetto cominciasse a muoversi?

Vasco: Di webcomic non ne leggo praticamente nessuno, mi secca moltissimo leggere fumetti su un monitor, non ho nemmeno la costanza di seguirli, sinceramente. Anzi no, uno lo seguo, ovvero Fidanzato vampiro di Tiziana De Piero, non vincerà l’Eisner ma non è affatto male. Poi c’è Demon’s Daughter di Claudio Avella, che è un progetto in fieri e sembra promettente, soprattutto grazie a dei colori fantastici.

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Le fasi di realizzazione, dallo storyboard alla tavola colorata

Cosa vi piace di più del vostro fumetto?

Oscar: La caffettiera. Scherzo, mi piace la violenza nei fumetti, il sangue, le donne toste, gli zombies grotteschi, i retini, il pennello sporco, mi piace il soggetto che mi ha proposto Vaz della storia completa e son sicuro che piacerà a tutti (se un editore ci darà la possibilità di realizzarlo via pagamento diverso da visibilità e pacche sulle spalle).

Vasco: L’onestà intellettuale. Non pretendo di aver scritto una storia indimenticabile, il mio scopo era quello di intrattenere il lettore con zombie, donne tettone e pistoloni e credo che Mangia il ricco (Il titolo dell’episodio zero di Undead Hunters n.d.t.) mantenga ciò che promette, ovvero divertimento, turpiloquio e budella, il tutto valorizzato dalla manina fatata di Oscar che ha fatto davvero uno splendido lavoro. Peccato che le pagine siano così poche, e pensare che lui voleva farmene scrivere solo cinque!

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Pose e Posers

Negli ultimi anni gli zombie sono diventati mainstream, (Left For Dead, The Walking Dead, Uomini E Donne della De Filippi coi vecchi), c’è addirittura gente che dice che non ne può più. Cosa vogliamo dire a queste persone? Perché Zombie è bello?

Oscar: Nessuno si stufa di Babbo Natale della Befana o della Coca Cola, nessuno si stancherà mai degli Zombies, perché fanno paura (e la paura non passa mai di moda) e sono quel condimento che puoi metterlo ovunque senza rovinare mai nulla.

I vampiri rompono le palle e sono mode passeggere, i lupi mannari rompono le palle e sono mode passeggere, i maghetti ottimisti rompono le palle e sono mode passeggere, la De Filippi rompe le pal… No la De Filippi non schioda mai, ecco gli Zombies sono come la De Filippi, non si estingueranno mai. A meno che non scoppi Maurizio Costanzo.

Vasco: Com’è possibile che ci sia qualcuno a cui non piacciono gli zombie? Non riesco a capacitarmene. Pentitevi finché siete in tempo, miscredenti!

Bene, ora cliccate sul bel posterone qui sotto così vi leggete l’episodio zero!

 

 

 

TUREL CACCESE: SCENEGGIATORE, HA PUBBLICATO UN LIBRO A FUMETTI GRATIS SU FB E IN PDF, HA RIDOPPIATO MONKEY ISLAND 2 E LO HA RESO GIOCABILE, HA CO-FONDATO IL COLLETTIVO DI FUMETTI DRINK OPPIO, APPASSIONATO DI ALIENAZIONE, SOCIOLOGIA, PSICOLOGIA E ALTRE COSE. HA UN SITO TUTTO SUO CHE HA CREATO DIGITANDO CODICE HTML A CASO.

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