Pseudobiblia: tutti i libri che vorreste leggere ma non leggerete mai

pseudobiblia

Sin dalle ceneri della leggendaria Biblioteca di Alessandria esistono libri destinati a perdersi.

Alcuni, a causa della loro perniciosa natura premonitrice, sono stati prima proibiti, messi all’indice, censurati o condannati al rogo insieme ai loro autori durante il corso dei secoli, per ragioni ideologiche, religiose, morali o politiche, per poi essere divulgati e riabilitati come classici imprescindibili delle letteratura mondiale, sfoggiando lussuose copertine pronte ad ammiccare dagli scaffali di librerie patinate agli hipster di turno, proprio per la loro genesi travagliata.

Ecco alcuni esempi insospettabili di classici censurati divenuti poi dei classici. A destra l’Odissea, di cui Platone ne suggerì la censura per i lettori adolescenti. Mentre L’imperatore Caligola cercò di fare lo stesso perché l’opera esprimeva pericolose idee di libertà. A seguire Il Mago di Oz di L. Frank Baum. Il libro fu proibito per gli elementi fantastici che esso conteneva e per “il nichilismo”. Infine Harry Potter e la Pietra Filosofale della scrittrice J. K. Rowling è stato proibito negli Emirati Arabi perché inciterebbe alla “stregoneria”.

Altri invece, a causa dell’alone di mistero che li avvolge, si collocano in una zona d’ombra di libri che sono e allo stesso tempo non sono. Questi libri hanno la caratteristica di non trovarsi mai due volte nello stesso posto, smaterializzandosi agli occhi dei lettori di ogni epoca, per tornare ad annidarsi, ogni volta, negli angoli più reconditi di antiche botteghe di loschi antiquari o nelle labirintiche biblioteche di misteriose collezionisti, tra bizzarre sculture di divintà pagane, mappe incomplete di civiltà sconosciute e radici di mandragola, quasi a voler nascondere, per gelosia o per diffidenza, i loro segreti.

Se vi trovate a Londra vi consiglio una visita a Safarà, uno di quei loschi ricettacoli di memorabilia in cui spesso si imbatte il nostro indagatore dell’incubo preferito. Chiedete di Hamlin; saprà sicuramente cosa consigliarvi.

Si tratta di libri maledetti, incompiuti, apocrifi e pseudoepigrafi (falsamente attribuiti), libri soppressi o al bando per il loro contenuto, libri dimenticati, non riconosciuti o celati in altri libri, libri esistiti o solamente immaginati , in una sola parola: pseudobiblia.

 

Pseudobiblia: origini e radici dei classici mai scritti

Questo neologismo fu coniato per la prima volta dallo scittore di fantascienza americano Lyon Sprague De Camp nell’articolo “The Unwritten Classics” pubblicato sulla «The Saturday Review of Literature» del 29 marzo 1947.

Lyon Sprague de Camp nella sua carriera, durata oltre cinquant’anni, ha scritto libri di vario genere, soprattutto romanzi di fantascienza e fantasy, ma anche opere non di genere e saggistica, come biografie di importanti autori fantasy tra cui Robert Ervin Howard e H. P. Lovecraft.

Con questo termine lo scrittore indicava tutta quelle opere immaginarie, burlescamente erudite, volte a creare una mitologia artificiale così convincentemente reale da divenirlo. Sono classici mai terminati, amputati da sinistri scrittori, di cui si rintracciano solamente titoli, estratti, citazioni, periodi incompiuti, moncherini in altre opere letterarie o pseudo-saggi che testimoniano quell’irrinunciabile vocazione truffaldina della letteratura, in particolare di quella fantastica, capace di creare una storia senza storia. Cosi ogni libro diventa uno pseudolibro, ogni storia ne contiene un’altra; finta ma ben mascherata da “fedele cronaca dei fatti”. Tuttavia, ogni finzione letteraria, affinché attecchisca, ha bisogno di un fondo di verità. Infatti la vasta famiglia degli pseudobiblia, non nasce e non si esaurisce unicamente sul terreno sdrucciolevole dell’invenzione narrativa; volumi introvabili sono esistiti anche sul piano della cosiddetta realtà, soprattutto negli ambienti legati all’esotersimo e all’occultismo, dove dicerie, sussurri superstiziosi e interessate menzogne possono facilmente contribuire alla creazione di miti.

 

Pseudobiblia classici tra occultismo e archeologia

A destra una rappresentazione di Thot, che nell’antica Grecia venne poi identificato con Ermete Trismegisto, un personaggio leggendario di età pre-classica, venerato come maestro di sapienza e ritenuto l’autore del “Corpus hermeticum”. Nel 1969 venne stampato per la prima volta il “Libro di Thoth”, un mazzo di tarocchi fatto dipingere dal magista e filosofo Aleister Crowley alla pittrice Frieda Harris, sua discepola. La grafica modernissima, quasi surrealista, rinnovò il fascino presso le nuove generazioni di occultisti.

I più antichi esempi a riguardo sono i famigerati quarantadue Libri di Thot, di cui le figure dei tarocchi non sarebbero altro che delle pagine strappate. La storia vuole che questi scritti profetici fossero stati redatti da Tehuti (in greco Thot), il dio egizio della luna, della sapienza e della magia, dalla testa di Ibis, scriba divino nonché mago. Si credeva che questi testi oltre che a contenere sconcertanti rivelazioni astronomiche conferissero a chiunque ne entrasse in possesso straordinari poteri, tra cui quello di resuscitare i morti e quello di influenzare le persone a distanza.

I libri fecero la loro prima apparizione in un racconto egiziano, La storia di Setnau Khaemuast, giunto a noi come papiro d’epoca tolemaica ma probabilmente di datazione più antica. Frammenti di questi manoscritti sono apparsi e scomparsi piu volte, copiati o riscritti, tra il XIX e XX secolo e diversi alchimisti raccontano di averne recuperato una copia, che tuttavia nessuno di loro ha mai mostrato al mondo, continuando a nutrire la nostra fantasia. Secondo alcuni solo la Sfinge di Giza conosce la loro reale ubicazione.

Leggenda vuole che chiunque entri in possesso di una copia dell’Enchiridion e e quotidianamente reciti le orazioni in esso descritte, può esser certo di non conoscere nella sua vita la sconfitta. Sapevatelo.

Nella sua giovinezza la civiltà occidentale ha prodotto una moltitudine di libri pseudoepigrafi, fra i più importanti ricordiamo: l’Enchiridion, un libro sacro ricercatissimo che raccoglieva formule magiche sotto forma di orazioni e custodiva i segreti della Cabala. Il volumetto fu donato dal suo autore, il papa Leone III, a Carlo Magno perché questi, usandolo degnamente, potesse diventare il padrone del mondo. Leggenda vuole che nella lettera, che avrebbe accompagnato il dono, fosse raccomandato di non divulgare al popolo immaturo le “verità” contenute in quanto antecedenti alla Bibbia e all’Apocalisse.

Tra i più controversi è bene citare invece De Tribus Impostoribus, meglio noto come il “Trattato dei tre impostori”, empia e blasfema “bibbia dell’ateismo” che dal XIII secolo, cominciò a essere additata dalla Chiesa cattolica come vero e proprio manoscritto satanico, poiché denunciava le tre religioni monoteiste, fondate da tre impostori d’eccezione: Mosè, Cristo e Maometto. La questione sulla reale paternità del libro è un giallo rimasto senza risposta fino ai giorni nostri, anche se nel frattempo innumerevoli liberi pensatori sono stati di volta in volta accusati di averlo scritto: dall’imperatore Federico II a Nicolò Macchiavelli, fino a Spinoza.

Il Trattato Dei Tre Impostori è il libro preferito da ogni eretico che devolve il 5×1000 alle chiese sataniche.

In epoche più recenti merita una menzione d’onore Le Stanze di Dzyan pubblicato nel 1888. Un testo in cui la nobildonna russa Helena Petrovna Blavatskij afferma di aver scoperto al Cairo, grazie ad un mago copto, “l’esistenza” di un libro pericolosissimo scritto in una lingua pre-ariana, il senzar, dettato dagli antichi abitanti di Atlantide e conservato in un monastero del Tibet, che “rivelerebbe segreti provenienti da altri pianeti, e che riguarderebbe una storia vecchia di centinaia di milioni di anni”.

Il Libro di Dzyan ha avuto una certa fortuna narrativa. È citato nei racconti horror-fantasy Il diario di Alonzo Typer e L’abitatore del buio, scritti entrambi da Howard Phillips Lovecraft nel 1935, come uno dei testi alla base dei miti di Cthulhu al pari del famoso Necronomicon

D’altra parte è proprio in questo periodo che s’infittiscono le leggende sui continenti perduti di Atlantide e Mu e si moltiplicano testimonianze ed esplorazioni volte a coniugare realtà e fantasia. Pensiamo che proprio nel 1871 era da poco partita la spedizione dell’archeologo tedesco Heinrich Schliemann in Turchia alla ricerca della città di Troia e del tesoro di Priamo, sulla base degli scritti di dubbia veridicità composti da un aedo cieco noto a qualsiasi liceale. Questo a dimostrazione di come l’Oriente fosse la meta ideale di ogni prurigionoso occidentale in cerca di arcane suggestioni.

 

Pseudobiblia moderni nella letteratura fantastica

Questo vasto proliferare di libri immaginari non poteva non lasciare una traccia indelebile anche nella letteratura fantastica, in particolare fra quegli autori che consideravano conclusa la stagione del romanzo gotico e guardavano con interesse all’esperienza di Edgar Allan Poe. Lo stesso Poe, per rendere più complessa la narrazione e dare maggior peso alle idee discusse nelle sue opere, vi introdurrà numerose pseudocitazioni e brani tratti da testi fittizi. Basti pensare al Manoscritto trovato in una bottiglia del 1832 o all’impareggiabile Manoscritto Trovato a Saragoza del 1805, unico scritto del conte polacco Jan Potocki.

Alla base degli pseudobiblia moderni c’è sempre, o quasi, un diario rinvenuto per caso, un gualcito quaderno carico di annotazioni esoteriche, una raccolta epistolare spuntata in un cassetto che il narratore rinviene “casusalmente” e “trascrive” per i suoi lettori.

Tale modello poi sarà seguito da Ambrose Bierce,uno degli autori più misantropi e cinici della letteratura americana, il quale inserirà nei propri racconti una serie di frammenti desunti dal Libro segreto di Hali, fra questi, in particolare, è fondamentale il brano posto a epigrafe del suggestivo racconto breve Un cittadino di Carcosa pubblicato nel 1886, in cui viene menzionata per la prima volta la città abbandonata di Carcosa (dall’antico nome della città della Francia meridionale, Carcassonne, o da “carcass”, carogna), le cui rovine diventano metafora della futilità dell’esistenza umana.

“Lungo la spiaggia onde di nubi si frangono, i Soli gemelli s’affondano nel lago, le ombre si allungano in Carcosa. Strana è la notte in cui sorgono stelle nere e strane lune ruotano nei cieli. Ma ancora più strana è la perduta Carcosa.”

Sarà proprio il fascino funereo di questa città a influenzare un giovane pittore bohemienne Robert William Chambers che, convertitosi alla scrittura, darà vita inconsapevolmente a uno dei capisaldi degli pseudobiblia moderni pubblicando nel 1895 Il Re Giallo. L’autore lo descrive come un fantomatico testo strutturato in due atti, simile a una tragedia elisabettiana o giacobita del Seicento inglese, ambientato proprio a Carcosa, sulle rive del lago Hali. Di questo libro non esistono che dei brandelli, con cui vengono a contatto alcuni dei disperati protagonisti dei racconti. Sappiamo solo che nella città vive una dinastia imperiale dedita al culto delle Stelle Nere: Iadi e Aldebaran, celebrato da Hastur, Il Re in Giallo,Colui che non deve essere nominato.

A sinistra una delle edizioni più suggestive dell’opera di Chambers mentre a destra in tutto la sua maestà potete ammirare nel suo completo dorato d’ordinanza Hastur “Colui che non può essere nominato”.

Chambers, per avvalorare la supposta pericolosità del libro, infittisce la trama di citazioni dal Primo atto del Re in Giallo che invita subdolamente a inoltrarsi nel diabolico atto secondo, il cui potere di instillare pazzia genera un’epidemia di suicidi tra tutti gli incauti lettori che provano a indagarne il contenuto. Qualcuno di voi si chiederà perché la scelta del Giallo? Sembra che Chambers ebbe l’idea nel 1891, mentre leggeva un romanzo da poco uscito, scritto da un certo Oscar Wilde, in cui un libro, senza titolo, del medesimo colore, avvelenava la vita del protagonista de Il Ritratto di Dorian Gray. Il mistero si infittisce.

In ogni caso l’influenza dell’opera negli ambienti letterari fu talmente forte da incuriosiere un solitario ed eccentrico redattore della rivista “cult” Weird Tales, che rievocherà Hastur, Hali e il Segno Giallo in un suo racconto, Colui che sussurrava nelle tenebre” del 1930; il suo nome era Howard Phillips Lovecraft.

A tutti gli appassionati del solitario di Providence consiglio il film indipendente del 2011 tratto dal racconto di Lovecraft e diretto da Sean Branney. Realizzata in bianco e nero, la pellicola ricalca la falsa riga dei film horror degli anni trenta. La trama, inizialmente fedele al racconto originale, presenta un finale completamente diverso da quello di Lovecraft. Il film è inedito in Italia è tranquillamente disponibile solo su internet con sottotitoli italiani.

 

Il Necronomicon, storia di un libro che volle farsi mondo 

Sulla genesi del Necronomicon esistono diverse versioni, ognuna più affascinante dell’altra. Sull’etimologia del nome, in una lettera, Lovecraft sostiene che il titolo gli sia apparso in sogno da bambino e che significhi “La descrizione delle Leggi dei Morti (o che governano i Morti)”, dalle parole greche “nekros” (cadavere), “nomos” (legge) ed “eikon” (descrizione). Sulle fonti d’ispirazione c’è chi sostiene invece che sia stata la “Chiave di Salomone”, un celebre grimorio ,che l’autore di avrebbe conosciuto attraverso Cerimonial Magic, un libro di Arthur Edward Waite del 1898. Secondo altri lo spunto sarebbe stato Picatrix, un trattato alchemico arabo risalente al XI secolo.

collage9

Le potenziali fonti per il libro che tutti amiamo (e un po’ ci terrorizza)

La prima apparizione del grimorio lovecraftiano, sebbene solo accennata, è rintracciabile in un racconto breve del 1924, Il Cane (The Hound), dovremo attendere ancora qualche anno per arrivare a una più dettagliata e succulenta trattazione. Infatti proprio in questo periodo Lovecraft, tornato a Providence, centro nevralgico di idee malsane e propulsore di incubi, costruisce minuziosamente, racconto dopo racconto, la sua tentacolare teogonia basata sui Miti di Chtulu, popolati da divinità blasfeme come i Grandi Antichi e creature striscianti che saranno alla base del Necronomicon.

H.P Lovecraft durante uno dei suoi brainstorming in compagnia dei suoi amici d’infanzia.

Una volta disseminati gli indizi, attribuirà un ruolo centrale a questo testo, grazie al quale renderà ancora più palpabile il senso di agghiacciante mistero o meglio, di orrore cosmico, che circola nelle sue opere, assegnando una veste storico-bibliografica alla sua creatura, ed è per questo che decide di scrivere nel 1927 una Storia e Cronologia del Necronomicon curata da lui stesso per accentuarne la veridicità. È qui che ci viene narrata per la prima volta la storia del suo autore, l’arabo pazzo: Abdul Al Alhazred (da “All Has Read”; “Che Ha Letto Tutto”), di cui i seguaci di Lovecraft avevano gia sentito parlare nel racconto: La Citta Senza Nome del 1921.

Il poeta yemenita, vissuto nel periodo dei califfi Omiadi (VIII secolo d.C), introdotto ai segreti di antichissime religioni, dopo aver visitato le rovine di Babilonia e le catacombe segrete di Menfi, si ritira per dieci anni nel deserto di Rub’ al-Khali (detto “Il Quarto Vuoto” dagli antichi arabi), circondato da spiriti malvagi (jinn). Finché a seguito di altre avventurose peregrinazioni che lo condurranno anche ad Irem (la favolosa “Città dalle Mille Colonne”), si ritira a Damasco dove trascorre gli ultimi anni della sua vita compilando “Al Azif” (“Il suono degli esseri che strisciano nella notte”), più noto con il titolo occidentale di Necronomicon. Ovviamente chiunque maneggi questo volume è destinato a una tragica sorte, cui non sfuggì neanche l’autore, divorato davanti a tutti, alla luce del sole da una creatura invisibile nel 738, almeno stando a quanto riferito dal biografo Ibn Khallikan.

A sinistra Abdul Alhazred come tutti noi lo immaginiamo. A destra l’Arabo Pazzo sotto steroidi partorito dalla Marvel nel 1978.

A fronte di un simile gioiello di pseudoerudizione, non si farà attendere la risposta di cultori e appassionati di letteratura fantastica, i quali partecipano negli anni a venire alla ricostruzione delle vicende legate al Necronomicon aggiungendo nuovi riferimenti bibliografici, particolari curiosi sulla sua storia editoriale, versioni inedite, segnalazioni delle biblioteche (pubbliche e private, reali e immaginarie) che vantano nel loro catalogo il malefico testo. L’originalità e la genialità di Lovecraft, contrariamente a sui predecessori e contemporanei colleghi, risiede nella rivoluzionaria ma soprattutto consapevole gestione di un fenomeno che grazie al suo lavoro ha mutato radicalmente il suo aspetto iniziale, traslocando dalla letteratura alla società. Dopo il Necronomicon, gli pseudobiblia non appaiono più come meri pretesti letterari che si esauriscono all’interno delle loro singolarità ma diventano veri e propri culti, itinerari percorsi da una folta schiera di onnivori lettori, che a loro volta diventano profeti di questo culti, divulgandoli e ampliandoli con le loro interpretazioni.

Ciò che dispiace è che l’opera dell’arabo Alhazred abbia messo in ombra altri, non meno inquietanti pseudolibri lovecraftiani che avrebbero meritato maggiore fama. Come per esempio i Manoscritti Pnakotici o i Sette Libri Criptici di Hsan (comparsi nel 1927, nell’onirico romanzo Alla ricerca del misterioso Kadath) , il De Vermis Mysteriis ideato dal grande Robert Bloch in collaborazione con lo stesso Lovecraft, cosi come l’introvabile Cultes des Goules del fantomatico Conte D’Erlette. Tuttavia se qualcuno di voi si trovasse in erasmus a Arkham nel Massachusetts, consiglio una sosta alla Miskatonic University perché la sua vastissima biblioteca, la Orne Library, custodisce la maggior parte dei titoli di cui vi ho accennato. Chiedete del professor Henry Armitage Jr, sicuramente saprà consigliarvi e se vi prenderà in simpatia potrà anche raccontarvi di come suo padre sconfisse Wilbur Watheley, l’apocalittico Orrore di Dunwich.

Ogni studente conosce a memoria il motto dell’Universita di Miskatonic:”Dall’ignoranza alla sapienza; dalla luce all’oscurità”

 

Pseudobiblia al cinema

Il carattere metatestuale degli pseudobiblia e il loro indiscusso successo decretato dal pubblico di massa non poteva sfuggire alle grinfie del grande e del piccolo schermo, soprattutto nell’epoca della serializzazione selvaggia e delle (ec)citazioni colte. L’immancabile Necronomicon è stato il protagonista a più riprese come gli appassionati ben ricordano dell’universo splatter/grottesco dei cult movie de La Casa di Sam Raimi del 1981 e nei suoi due sequel (La Casa 2  del 1987 e L’ Armata delle Tenebre del 1992). Qui l’arcano volume è capace di evocare non meglio precisati “demoni sumeri” fronteggiati a colpi di motosega da Ash Williams, commesso a tempo pieno dei supermercati S Mart,  paladino part-time della razza umana, tornato alla ribalta proprio  in questi mesi nella già iconica serie tv Ash Vs. Evil Dead prodotta dallo stesso Raimi.

A destra la versione cinematografica decisamente evocativa del Necronomicon Ex Mortis di Raimi. A sinistra Ashley Williams e i suoi sidekicks nella nuova serie di deliranti avventure contro il Male.

Più rispettoso dell’originale ispirazione lovecraftiana è invece il film a episodi Necronomicon – The Book of Dead, realizzato nel 1993 dai tre registi Christophe Gans, Shusuke Kaneko e Brian Yuzna: tre storie che lo scrittore di Providence, in questo caso protagonista in carne e ossa della vicenda, avrebbe tratto proprio dal suo sacrilego grimorio.

Le due variant del film. I tre episodi sono ripresi rispettivamente dai racconti: I ratti nel muroAria fredda e Colui che sussurrava nelle tenebre.

Nel 1994 invece esce Il Seme della Follia uno dei film più pseudobiblici di sempre, in cui il veterano del cinema horror John Carpenter decide di rendere omaggio a Lovecraft e all’amico Stephen King restituendo perfettamente su pellicola le atmosfere evocate dai due autori. La storia è quella di uno smaliziato investigatore privato che si ritrova coinvolto a indagare sulla misteriosa scomparsa di Sutter Cane, celebre autore di inquietanti best seller, che sembra rievocare nel suo ultimo libro (In the Mouth of Madness) oscure divinità senza tempo in grado di alterare la realtà e corrompere chiunque attraverso le sue opere.

La lista completa delle opere del sulfureo Sutter Cane tranne quella che deve essere ancora scritta.

Nel 1999 è invece il turno di Roman Polanski, regista dannato per definizione, che dirige La Nona Porta, un fascinoso thriller sovrannaturale, liberamente ispirato allo splendido romanzo Il Club Dumas di Arturo Peréz Reverte, che ci conduce insieme a un distaccato Johnny Depp, nei panni del bibliofilio mercenario Dean Corso, sulle tracce de Le nove porte del Regno delle Ombre, un minaccioso volume scritto nel 1666 a quattro mani dall’occultista veneziano Aristide Torchia e da Fabio Volo  Satana in persona.

A destra l’edizione italiana del libro “Il Club Dumas” di Artur Perez Reverte . Al centro la locandina del film. Mentre a sinistra la mia copia personale de ” Le nove porte del Regno delle Ombre”

Mentre nel 2014 torniamo alla corte del Re in Giallo, indiscusso protagonista della prima stagione dell’eccellente serie tv True Detective, scritta da Nic Pizzolatto, che condurrà i due detective protagonisti in un viaggio filosofico-esistenziale fino alle porte di Carcosa, dove tutto ha avuto inizio.

Tutte le strade conducono a Carcosa in True Detective, dove finalmente ci inoltriamo per la prima volta dopo 120 anni dalla sua pubblicazione nella corte del Re Giallo.

 

Conclusioni

Ma cosa gli pseudobiblia alla fine? Elogi dell’intrattenimento? Falsi d’autore? Supercazzole stellari? Come è possibile orientarsi all’interno della loro sterminata biblioteca labirinto dove nulla è ciò che sembra? Probabilmente, il criterio più congeniale con cui affrontarli  è proprio quello di abbandonarsi alla perdita dell’orientamento. D’altronde un tratto fortemente distintivo della letteratura è, indubbiamente, il richiamo all’esplorazione, in cui il confine tra vero e falso perde la connotazione negativa di ostacolo, per trasformarsi in un percorso accessibile e ricco di sollecitazioni. Allora non saranno più le informazioni a risultare fondamentali ma proprio l’ottica con cui esse sono state raccolte e poi utilizzate.

Ogni pseudobiblium può essere considerato come un pezzo imprescindibile di un puzzle infinito, che sfida ciascun lettore a mettersi di fronte alla complessità della molteplicità, spingendolo alla ricerca della logica insita nel caos. Umberto Eco li ha definiti una convincente metafora volta alla rappresentazione della realtà in cui l’uomo vive, quella realtà che chiede di essere indagata attraverso una pluralità di percorsi per essere conosciuta e ordinata, nello sforzo di mettere in gioco se stessi.

Se ci riuscirete, allora non vi stupirà la curiosità di voler cercare tra gli scaffali polverosi della vostra biblioteca di riferimento il Il Libro Rosso dei Confini Occidentali scritto da Bilbo Baggins o Le Dinamiche di un Asteroide del professore James Moriarty.

Bene, hai letto l'articolo: ti ha ispirato? Ti ha fatto infuriare? È un cumulo di idiozie?

Loggati oppure Registrati per dirci la tua!  Se vuoi far presto:


8 commenti

Aggiungi il tuo
  1. Immagine Avatar

    Ackseth Autostoppista Galattico - 33° livello
    martedì 08 dicembre 2015 @ 18:09 #

    Bellissimo articolo, e molto interessante!

    Anche Dick in La Svastica sul Sole e Orwell in 1984 hanno sfruttato l’escamotage letterario di cui così sapientemente parli.
    Ti ringrazio, ho letto con piacere ed imparato tante cose nuove.

    • Immagine Avatar

      Toby Damnit Personaggio non giocante - 13° livello
      giovedì 10 dicembre 2015 @ 19:36 #

      Grazie mille, mi fa piacere. In realtà i titoli erano tantissimi data la vastità dell’argomento. Avrei dovuto parlare perfino di Manzoni e di Calvino ma ho cercato di circoscriverlo il piu possibile all’ambito fantastico.

  2. Immagine Avatar

    Mielikki Aspirante Avventuriero - 13° livello
    martedì 08 dicembre 2015 @ 20:12 #

    Complimenti, gran bell’articolo!
    Scorrendolo all’inizio ho avuto i brividi perché mi era sembrato di riconoscere la Blavatskij, e infatti era proprio lei :D

    • Immagine Avatar

      Toby Damnit Personaggio non giocante - 13° livello
      giovedì 10 dicembre 2015 @ 19:37 #

      Grazie. Ebbene si era proprio lei. Inquietante e perturbante come sempre.

  3. Immagine Avatar

    Nabbo Capo Squadriglia - 50° livello
    giovedì 10 dicembre 2015 @ 14:48 #

    Davvero interessante.
    Io aggiungerei ai già citati anche Esame dell’opera di Herbert Quain di Borges e Teoria e prassi del collettivismo oligarchico che compare in 1984 di Orwell. Nonché ovviamente la grande Enciclopedia Galattica di Asimov e sulla sua scia la Guida galattica per autostoppisti.

    • Immagine Avatar

      Toby Damnit Personaggio non giocante - 13° livello
      giovedì 10 dicembre 2015 @ 19:40 #

      Inizialmente avevo previsto di trattare anche loro, il problema era poi fare un’ulteriore distinzione. Anche il nome della Rosa di Eco, in qualche modo tratta l’argomento, però ho provato a concentrarmi su quelli che sono diventati, al di la dell’espediente narrativo, dei veri e propri culti. Ti ringrazio comunque per aver citato Borges, Orwell e Asimov è un piacere sapere di condividere determinate letture con altri appassionati.

  4. Immagine Avatar

    Thorik Stoneshield Mech-rider classe Golem - 20° livello
    venerdì 08 gennaio 2016 @ 00:11 #

    AL “nome della rosa “ho pensato anche io, per quanto chiaramente si distacchi molto da autori come Bloch o Lovecraft, complimenti, un articolo stupendo, ho ritrovato un po’ della mia letteratura di gioventù, tra l’altro anche King in Revival fa riferimento al De Vermis Mysteriis, (cosa che come ho illustrato nel mio articolo a riguardo mi ha fatto abbastanza imbestialire), perfetto anche il riferimento a “il seme della follia” in cui il viaggio dalla realtà che conosciamo a quella del libro si svolge in una specie di strano limbo, in cui senza accorgersene i protagonisti si ritrovano nella trama del libro tanto temuto.Bravo, ottimo lavoro.

  5. Immagine Avatar

    GionScion Personaggio non giocante - 2° livello
    venerdì 15 gennaio 2016 @ 14:17 #

    Articolo veramente interessante!
    Per una fortunata coincidenza qualche giorno fa ho trovato un articolo sul blog delle edizioni Hypnos dove veniva presentato un progetto di raccolta di tutti gli pseudobiblia “esistenti” con relativa fonte, per chi è interessato lo trovate qui:
    https://weirdianasite.wordpress.com/2016/01/06/la-biblioteca-invisibile/
    Il link diretto al progetto invece è questo: http://invislib.blogspot.co.at/2008/08/blog-post.html

    Avete mai pensato alla quantità di "libri invisibili" che (non) sono stati scritti? Libri citati in letteratura o nel cinema, libri nei libri...ma non solo. Ed Park, bibliotecario de The Invisible Library, e Literary Hub hanno svolto questa ricerca e ora potete goderne gli incredibili risultati. Scaffali invisibili di libri invisibili, libri che possono essere…

Partecipa alla discussione

Utente anonimo