Made in Japan: Mazinga Mon Amour (1972-2017)

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Introduzione:

“Il Mazinga Furioso”

Le dame, i samurai, l’arme, gli onori ,

le sigle, l’audaci imprese io canto,

che furo al tempo che passaro i Mostri

Micenei il monte Fuji, e in Giappone nocquer tanto,

seguendo l’ire e giovenil furori

del Generale Nero loro re, che si diè vanto

di vendicar la morte del Dr. Inferno,

sopra Koji Kabuto, pilota di robot.

 

Mazinga Vs. Topolino: Anime Boom in Italia. 

Go Nagai m’è padre a me. Sono il figlio tardivo di una generazione catodica di bambini nati dalla metà degli anni Settanta in poi, che come ha giustamente osservato Leo Ortolani “non erano più degli ingenui cresciuti a colpi di Bambi nei testicoli”, ma quelli che aprivano gli occhi, per la prima volta, sul mondo alieno della violenza di raggi fotonici, alabarde spaziali e doppi magli perforanti: il pazzo mondo di Go Nagai.

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Fino a quel momento, l’intrattenimento a base di cartoni animati era principalmente quello americano, semplice e ripetitivo, diviso tra disneyani e antidisneyani poi, un giorno di gennaio del 1980, sulla scia del successo ottenuto da Ufo Robot Goldrake/Grendizer uscito qualche anno prima, arriva Mazinga Z/Mazinger, pilotato dal esotico Koji Kabuto, e niente sarebbe stato più lo stesso ai nostri occhi.

Soprattutto il Giappone, che iniziava lentamente a trasformarsi da patria di piccoli maghi dei videogames dagli occhi a mandorla; a fucina di giovani eroi dal cuore d’acciaio, impegnati contro oscure schiere di demoni transgender, al comando di gargantueschi samurai meccanici dai nomi altisonanti (Golion/Voltron, Daltanius, Daitarn 3, Vultus 5, Bryger).

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A cambiare le carte in tavola aveva contribuito anche il cinema di fantascienza, rendendo più familiare e contemporanea la figura del robot, inteso non più solo come macchina industriale ma anche nella sua accezione pop di meraviglioso manufatto intelligente, senziente, di aspetto vagamente umanoide, e perciò potenzialmente pericoloso.

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Non c’è più spazio dunque per siparietti comici e confortanti, con protagonisti buffi umani o animali antropomorfi, alle prese con banali avversità, verso un sospirato lieto fine in cui i “buoni” sconfiggono i “cattivi”. Il piccolo schermo diventa teatro per drammi (dis)umani, in cui anche gli eroi sanguinano, soffrono, si sacrificano; perché la vita non è qualcosa di meraviglioso ma è lotta, competizione,  epicità e la morale spesso è tutt’altro che edificante.

La fortuna mediatica di Mazinga e dei suoi epigoni è legata ad un mercato televisivo, editoriale e musicale, letteralmente travolto dall’inesorabile “Grande Onda” dei cartoni animati giapponesi (anime boom), che nel giro di pochi anni conquistano il mondo,  in primis l’Italia; invadendo prima i palinsesti delle neonate reti private locali, poi quelli delle grandi emittenti nazionali, per sbarcare  infine anche in tutte le edicole (o quasi), sotto forma di manga, grazie al coraggio di alcune testate a fumetti pubblicate dall’indimenticata Granata Press (Zero, Mangazine)

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Nell’arco di un decennio lo zapping, da Italia 7 a Junior Tv, passando per Super 3, fino a Rete Capri, diventa lo sport ufficiale di milioni di telespettatori in miniatura, che si ritrovano a cantare a squarciagola le sigle ruffiane dei loro nuovi eroi  televisivi (ladri gentiluomini, maghette discinte, guerrieri cristologici), interpretate da una serie di artisti (Cristina d’Avena, i Cavalieri del Re, i Micronauti, i Superobots/Rockin Horse, Oliver Onions etc.) che hanno immortalato la nostra infanzia.

Un fenomeno culturale di proporzioni bibliche che  cambia radicalmente il volto dell’animazione di stampo occidentale, sfidando la censura delle autorità e scongiurando la scomunica pedagogica di un esercito di mamme iperprotettive.

E’ la fine dell’egemonia di Topolino&Co. e l’inizio dell’era di Mazinga e dei Super Robotorgogliosamente “made in Japan”. Sigla.

 

Deus Ex Mecha: Go Nagai e la dinastia dei Super Robot. 

Si racconta che il Giappone sia nato da un’alabarda (spaziale n.d.a) chiamata Amanonuhoko (“alabarda celeste”), donata dagli antichi dei a Izanagi (l’essenza maschile) e Izanami (l’essenza femminile); cui venne affidato il compito di creare la terra, immergendo la lama nell’oceano

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Alla luce di una mitologia così suggestiva non stupisce che anche i prodotti culturali di massa giapponesi come i manga in quanto letteratura popolare e gli anime ,in quanto specchio della società,  ne abbiano tratto ispirazione  per fondare il proprio immaginario.

Basti pensare che le stesse creazione di Nagazi negli ’70, non solo altro che mastodontiche rappresentazioni di divinità robotiche, che si ergono a baluardi futuristici di un patrimonio di valori nazionali; minacciati ciclicamente dall’avanzata di una gilda di civiltà scomparse, in quanto prive di una propria identità. (L’Impero di Mikenes, l’ Impero Yamatai, gli alieni di Vega)

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E’ proprio per la loro aura leggendaria che li definiamo Super Robot (Goldrake, Mazinga, Jeeg Robot, Getter Robot, Gaiking): mezzi al di sopra delle capacità umane, forgiati da una lega indistruttibile (lega Z e/o Japanium), dotati di una resistenza straordinaria; nonché di un arsenale di armi ultraterrene (pensiamo ai Raggi Termici/Ciclonici di Mazinga Z o al Doppio Fulmine e la Spada Diabolica del Grande Mazinga.)

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Queste sono  le caratteristiche che li differenziano totalmente, sia dal punto di vista formale che sostanziale. dal filone successivo dei Real Robot (Gundam, Macross, Patlabor, Evangelion): applicazioni belliche vere e proprie, prodotte in serie, suscettibili tanto all’usura del tempo, quanto alle innovazioni tecnologiche che li contraddistinguono.

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Prima ancora di dedicare anima e cuore ai robot, il mangaka aveva già attinto ad alcuni elementi salienti della tradizione per partorire alcune delle sue opere più corrosive come Mao DanteDevilman Shutendoji : un mix letale di fascinazioni per il folklore nipponico degli Oni e quello europeo delle atmosfere dantesche.

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E’ proprio da questi lavori seminali che traspare la vera natura di Go Nagai. Un autore geniale, estremamente prolifico, dotato allo stesso tempo di una fantasia sfrenata e di una lucidità commerciale fuori dal comune. Come Walt Disney, ma sotto anfetamine.

Nel suo universo grottesco non esistono confini etici o morali prestabiliti, e’ una sorta di upside down  dove si (con) fondono scienza e politeismo, nichilismo e filosofia shintoista; sdoganando generi considerati tabù come l’horror e l’erotismo, attraverso storie e personaggi che mirano a stapparti l’anima ad ogni pagina.

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Tuttavia è il genera mecha  a regalargli il successo all’estero e consacrarlo in patria,  grazie alle serie di anime prodotti dalla Toei Animation  e alla loro controparte cartacea pubblicata sulla rivista settimanale Shonen Jump a partire dal 1972.

Intorno ala metà degli ’50, già altri illustri colleghi come Osamu Tetsuka con il suo Astro Boy Mitsuteru  Yokoyama con Super Robot 28 avevano sviluppato il concetto di eroi di ferro, guidati però da un telecomando esterno o muniti di una coscienza propria.

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Nagai rivoluziona i prototipi di partenza, creando una nuova stirpe di difensori della Terra comandati direttamente da un pilota, inserito in un abitacolo all’interno della testa del robot.

Non a caso il protagonista più celebre della sua saga si chiama Koji Kabuto dove “koji” in giapponese significa “primo” e  “kabuto” indica “elmo”; definendo il ruolo centrale dell’eroe all’interno della narrazione.

Mentre il nome del paladino d’acciaio in questione: Mazinga/Mazinger,deriva dal termine Majin ( vedi Bu n.d.a), composto da due caratteri kanji, di cui il primo “Ma” significa “demone” e il secondo “Jin” significa “Dio”.

Una scelta lessicale ben precisa tesa a rimarcarne la natura ambigua, tanto cara alla poetica nagaiana, per cui la sua invenzione, frutto dell’progresso tecnologico, può rivelarsi contemporaneamente  salvifica divinità o demoniaco distruttore del genere umano.

Tutte le avventure rimandano al concetto di libero arbitrio e alla determinazione dei singoli individui. Gli eroi infatti sono costantemente messi a dura prova  dalle seducenti tentazioni del “lato oscuro della forza“, per utilizzare il potere di Mazinga a fin di  bene e salvaguardare la collettività; sconfiggendo definitivamente i temibili Mostri Meccanici/Guerrieri,  inviati dal Dottor Inferno/Generale Nero,  per esorcizzare nei terrestri, ma soprattutto nei giapponesi,  le paure inconsce dei fantasmi nucleari.

Dal canto loro, i protagonisti combattano sempre per difendersi, in maniera leale, secondo le regole auliche del bushidosenza mai prendere l’iniziativa quando il nemico volta le spalle.

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Come spesso accade nel mercato giapponese i temi più complessi vengono approfonditi unicamente nei manga, mentre negli anime,più lineari e meno inquietanti, Nagai sfrutta al massimo i meccanismi della serialità per introdurre tutti i topoì che caratterizzeranno il suo genere. Analizziamoli.

Gli eroi, arruolati tutti in giovane età come gli antichi samurai, sono adolescenti in balia di frequenti “crisi d’identità” , divisi tra orfani (Tetsuya Tsurugi/Grande Mazinga), figli adottivi (Duke Fleed/Goldrake) e leggittimi (Koji Kabuto/Mazinga Z; Hiroshi Shiba/Jeeg Robot) di scienziati  baffuti che hanno inventato gli automi (il prof. Kenzo Kabuto, il Dot. Procton, il Prof, Shiba); custoditi all’interno di una base/laboratorio (Fortezza delle Scienze, Centro di Ricerche SpazialiBase Antiatomica) ai piedi del monte Fuji.

collagePilotiA sostenerli troviamo sempre delle audaci ragazze (Sayaka Yumi, Jun HonoVenusia, Miwa Uzuki),alla guida di robot dagli espliciti lineamenti femminili (Afrodite A, Venus Alfa/ Diana) o  di veicoli ausiliari (Big Shooter, Delfino Spaziale); entrambi indispensabili ai fini della vittoria finale.

A chiudere le fila dei buoni, di solito, c’è sempre un corpulento personaggio di contorno, la spalla comica della compagnia, che cerca di aiutare i protagonisti in sella ad un goffo e maldestro  robotto (Boss Robot), con scarsi risultati.

La cooperazione tra i protagonisti in battaglia è un aspetto fondamentale, come verrà poi ribadito ed esplicitato negli anime dedicati al suo celebre robot componibile: Getter Robot, in cui ogni pilota è parte integrante di quello principale.

Per quanto riguarda i villain, Nagai da sfogo a tutta la sua passione per la mitologia dei popoli passati; creando una cosmogonia variopinta di bizzarri mostri robotici con la tesa incastonata nel ventre e mefitici rettili umanoidi, al servizio di remote civiltà/aliene/bestiali/demoniache, gerarchicamente organizzate, risvegliatesi da millenari letarghi.

Si tratta di forme di vita arcaiche, sopravvissute anacronisticamente all’estinzione grazie ad un’ibridazione incontrollata con la tecnologia, la cui unica missione è riportare l’umanità ad uno stato di barbarie.

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E’ necessario specificare che, sia negli anime che nei manga,  esiste uno stretto rapporto di parentela tra tutti i Super Robot nagaiani, in quanto parte dello stesso universo narrativo. Un legame che li porta spesso ad incrociare i loro destini in ogni sorta di crossover e/o teamup possibile.

Infatti, durante il corso degli anni gli eroi, robotici e non, si sono incontrati più volte, prima per prendersi a mazzate poi  per unire le loro forze contro il Male, come testimoniato da numerosi lungometraggi animati, recentemente rimasterizzati e disponibili con il titolo di “Super Robot Movie Collection“. Per la gioia di Optimus Prime.

 

Conclusioni: 

Mazinga Z(en) e l’Arte di Riparare Jet Scrander: metafore e simbologie.

I cartoni animati, come i fumetti, sono una cosa seria, perché rispecchiano il punto di vista, i valori, i timori e le speranze dei propri autori.

Non sono mai neutri, in quanto attraverso le immagini e le storie trasmettono messaggi, veicolano contenuti, propongono modelli; in sintesi comunicano qualcosa d’importante al proprio pubblico.

I “robottoni“, creati da Nagai, sotto una corazza di superficialità apparente hanno rappresentato l’anima di una società che, tramite le loro semplice avventure, ha elaborato i proprio lutti, riempiendo d’oro le proprie cicatrici.

Per questo Mazinga, come Godzilla, è uno dei simboli più rappresentativi del Giappone postmoderno: un paese proiettato nel futuro ma tormentato ancora dagli incubi del suo passato recente.

D’altronde, Go Nagai, classe ’45, è figlio di Hiroshima e Nagasaki.

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Ad un’analisi più attenta delle sue opere, è possibile intravedere nella lotta conto i “mostri” i contorni di uno scontro tra modernità e tradizione, in cui si alternano i ruoli del nemico.

Alle volte è un’idea di modernità degenerata, quella incarnata da un Occidente che aggredisce i principi tradizionali del Giappone; altre volte è la stessa gloriosa tradizione giapponese a minacciare un Giappone modernizzato e decadente.

Anche i rapporti tra i protagonisti sono la metafora del conflitto generazionale in atto dagli anni ’70, tra la vecchia generazione degli adulti, rappresentata dai “villain“: un popolo antico e autoritario, governato da un sovrano divino,e quella dei giovani piloti di robot: la nuova generazione; sottoposta a prova fisiche e mentali, per sostenere il peso della responsabilità di dover difendere il futuro ad ogni costo. 14r3wg

Go Nagai non hai mai smesso di avere fiducia nelle generazioni successive, per questo non le ha mai abbandonate, riprendendo le fila delle sue storie passate per raccontarne di nuove. (MazinSaga, Z Mazinger, Mazinkaiser)

Lo ha fatto ipotizzando continue riletture personali della realtà che lo circondava, attraverso le pagine di un racconto ancora incompiuto, secondo la filosofia del wabi- sabi, per cui nulla dura, nulla è finito, nulla è perfetto.

Anche oggi, dopo 45 anni, “quando udrai un fragore a mille decibel su dal ciel piomberà” : MAZINGA.

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