Il Sonno Della Ragione Genera Gremlins – (1984 – 2014)

The Family.

Chinatown è il paradiso a basso prezzo degli ultimi romantici. Un tempio del kitsch dove, bandito ogni scontrino, un piccolo popolo di sacerdoti del cattivo gusto custodisce un tesoro ridondante di chincaglierie, carabattole e oscure leggende metropolitane tramandate di generazione in generazione.

Una di queste storie è conservata da Mr. Wing, un vecchio cinese oppiomane, in uno scantinato polveroso. Lontano da sguardi indiscreti, in una gabbietta seminascosta tra cataste di cianfrusaglie, si annida una bizzarra creatura, alta una quarantina di centimetri, dalla personalità bipolare, che mal sopporta la luce, l’acqua e gli spuntini di mezzanotte: un Gremlin, in cinese Mogwai, che in dialetto mandarino significa “diavolo, demonio”.

"With Mogwai comes much responsibility." - Mr. Wing

Mr. Wing ammonisce il padre di Billy sulla grande responsabilità di crescere un Mogwai. Non funziona.

Il Gremlin non può vantare un’antropologia o un’iconografia “ufficiale” consolidata, né tantomeno una mitologia letteraria pari a quella dei suoi cugini europei come elfi, troll, gnomi e leprecauni, benché non manchi nel suo curriculum qualche ruolo secondario in alcuni romanzi fantasy e di ambientazione medioevale. Proprio questa sua indole sfuggente ha reso memorabili le sue apparizioni negli annali, dei blitz letali di efferata crudeltà e di rara abilità bellica.

La predilezione dei Gremlins per le imboscate, la consuetudine ad agire in branco e un certo astio nei confronti delle razze umanoidi sono certamente legati alle loro origini, che affondano le radici agli albori della seconda guerra mondiale, quando erano soliti danzare divertiti sui parabrezza dei cacciabombardieri, intenti a terrorizzare i malcapitati piloti e a masticare le ali del velivoli.

I primi avvistamenti di Gremlins sono rimasti per lungo tempo confinati nelle cerchie militari e taciuti segretamente, fino a quando un giovane scrittore di nome Roahld Dahl, affascinato dal grottesco, non ne venne a conoscenza durante il servizio di leva, immortalandone le gesta in uno dei suoi romanzi, intitolato appunto The Gremlins del 1943. Il romanzo riscosse un consenso tale da suscitare l’attenzione dell’allora magnate dell’animazione Walt Disney, che pensò di realizzarne la sceneggiatura per un film che misteriosamente non vide mai la luce.

Gremlins-Dahl

Una copia originale della prima edizione di The Gremlins di Dahl

In compenso i Gremlins diedero filo da torcere a due delle personalità di spicco di quegli anni: Bugs Bunny e Adolf Hitler, apparendo in qualità di guest star sia in un fumetto della Disney sia nei cartoni delle “Merrie Melodies” della Warner Bros.

Un altro avvistamento autorevole avvenne qualche anno più tardi, nel 1963, in uno degli episodi della quinta stagione della serie cult The Twilight Zone (Ai Confini Della Realtà). Parliamo di Incubo a 20000 piedi, tratto da un racconto breve del maestro della fantascienza Richard Matheson, dove il protagonista è un gremlin, in rigoroso bianco e nero, che si diletta a terrorizzare i passeggeri di un aereo, tra cui un giovanissimo Capitano Kirk.

Nightmare At 20000 Feet
William “Kirk” Shatner nella sua vita le ha viste proprio tutte.

Bisogna però aspettare il 1984 per la consacrazione di questa creatura, quando si concretizzò l’idea di una trasposizione cinematografica. Il progetto venne affidato a tre ragazzi prodigio del cinema di intrattenimento.

Il primo era il giovane regista Joe Dante che, con le sue prime prove dietro la macchina da presa, aveva già dimostrato di avere grande confidenza con alcune delle creature del pantheon del fantastico, come piranha e licantropi. Il secondo era l’esordiente sceneggiatore Chris Columbus, che l’anno seguente sarebbe divenuto celebre grazie a uno script che narrava le gesta di una ciurma di ragazzini di Astoria, alla ricerca del tesoro perduto di Willy L’Orbo.

Infine. il terzo della lista era un loro giovane amico, qui in veste di produttore, un tale Steven Spielberg che si era distinto nel ridisegnare le coordinate dell’Avventura del nuovo cinema americano. Steven aveva in comune con il regista una passione per i predatori marini e con lo sceneggiatore per avventurieri scavezzacollo e trabocchetti mortali. Da poco aveva sbancato i botteghini grazie a un film su un alieno con dei problemi di dizione.

Carino, Perspicace, Birichino, Intelligente.

Tuttavia i tempi erano cambiati, il mondo del fantastico era cambiato e, come testimonia Mr. Wing, i Gremlins non parvero gradire il copione, che vedeva un tenero Mogwai di nome Gizmo come protagonista. L’indole fiera e maligna delle creature poco si conciliava con l’immagine rassicurante che il pubblico voleva affidare alla loro progenie, quella di esseri miti, incredibilmente intonati, dal folto manto marroncino e dai grandi occhi, costretti a sorridere e a decorare le pallide esistenze delle famiglie americane. Così la loro prima grande avventura su pellicola li vede arrivare di soppiatto, in sordina, prima celati dietro le rassicuranti sembianze di buffi animaletti domestici, poi, trasgredite le regole di Mr. Wing, come figli bastardi del Grinch, impegnati a distruggere il Natale.

Ritratto di famiglia.
Joe Dante e Stripe

La notte della Vigilia, infatti, una bolgia di Gremlins, verdi, cattivi e ubriachi di cinismo, guidati da Stripe, un feroce e testosteronico alter ego di Gizmo versione Billy Idol, assedia la città di Kingston Falls, una delle più classiche province hollywoodiane. La strategia delle creature è ben precisa: sabotare tutti i luoghi comuni che arredano l’iconografia a stelle e strisce, distruggendo l’ordinata e pacifica cittadina americana ammantata di candida neve, sconsacrando la quiete del focolare domestico e vomitando succhi gastrici sulle figure e sulle sequenze iconiche del cinema, a partire da Biancaneve e i sette nani fino a L’uomo che fuggì dal futuro.

 

Prima ancora di essere accecati e polverizzati dalle luci dell’alba, i Gremlins ormai hanno già conquistato il mondo, sono in ogni casa, grazie a una prole colorata di merchandise che li vede riprodursi tra peluche e action figures sulle mensole dei giovani e dei meno giovani. Le loro gesta si moltiplicano sulle console e sui computer (Gremlins su Atari 2600 e Commodore 64).

Una nuova stirpe di leggende metropolitane ed epigoni a basso costo affolla il grande schermo, nutrendosi di esili trame e di una fauna di subcreature dispettose e volgari che cercano di colmare il vuoto lasciato dagli originali. Si parte dai Ghoulies (1985), fastidiosi demonietti che escono del water, passando per i più fortunati Critters (1986), roditori alieni spaziali, fino ad arrivare ai Munchies (1987), un esercito di lattice e gommapiuma dall’umorismo facile, senza dimenticare gli Hobgoblins (1988), dei debosciati extraterrestri assetati di tette e frattaglie.

Il fascino della fonte d’ispirazione è finito letteralmente nell’orinatoio.

Finalmente nel 1990, dopo sei anni di silenzio, i Gremlins costringono Joe Dante a girare un seguito del film, stanchi di sentirsi dire «non ho tempo». Il ritorno è in grande stile: il budget per immortalare le loro nuove malefatte è di cinquanta milioni di dollari; la provincia non basta più a contenere la rinnovata ambizione dei nuovi Gremlins e stavolta la meta è il cuore dell’America, la grande mela, Manhattan.

Padrino d’eccezione è Christopher Lee, padre putativo delle mostruosità d’alto lignaggio, che riesce a rigenerarli. La pellicola è un enorme party colorato, delirante e autocelebrativo, i Gremlins sono consapevoli della loro celebrità e ne approfittano parodiando se stessi e il cinema di genere di cui sono i nuovi idoli indiscussi. Ogni dettaglio consacra i Gremlins negli anni Novanta come vere icone pop, in grado di catalizzare su di sé l’attenzione di ogni spettatore e tradurre attraverso il loro umorismo nero le incongruenze della cultura di massa, ogni inquadratura è un mash-up ironico e grottesco, di fantascienza di serie B, citazioni nerd e ospiti illustri (si veda Hulk Hogan).

A trent’anni di distanza la loro influenza si è infiltrata in ogni meccanismo dell’intrattenimento, influenzando più di una generazione, sono diventati d’ispirazione nell’ ambito musicale, identificando una delle band più importanti del post-rock, i Mogwai, sono stati parodiati in cartoni di successo come i Simpson, i Griffin e South Park, sono stati citati in serie televisive di successo come How I Met Your Mother, si sono rifatti alle loro sembianze per film d’animazione per bambini come Lilo & Stitch (2002) e il recente Hotel Transylvania (2012).

Provare per credere.

Qualcuno racconta che se passate davanti la Cappella di Betlemme a Nantes, scrutando tra le guglie, ne scorgerete uno ghignare a vostra insaputa. Tuttavia se non siete tra i pochi fortunati ad avere visto un Gremlin dal vivo, vi consiglio di rovistare tra i vostri vecchi giocattoli oppure tra quelli dei vostri fratelli più grandi. Forse qualcuno di voi troverà un buffo animaletto robotico e interattivo, dalle grandi orecchie e dallo sguardo languido, distribuito nel 1998 dalla famosa casa di giocattoli Hasbro e che venne per un periodo ritirato dal mercato.

Trova le differenze.

Vi invito a non esporlo a forti fonti di luce, a non bagnarlo mai e a non dargli mai da mangiare dopo la mezzanotte. Ma forse queste sono solo le istruzioni per l’uso o forse questa è un’altra storia e Mr. Wing non vorrebbe che ve la raccontassi.

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3 commenti

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    Malattia Tough Geek - 15° livello
    sabato 14 giugno 2014 @ 15:31 #

    Ah, quanto mi piacque il primo film! Ricordo di averlo noleggiato dall’ormai defunto Blockbuster, ed averlo visto almeno tre volte prima di riportarlo. Un must see.

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    Lain Ierofante - 27° livello
    sabato 14 giugno 2014 @ 18:46 #

    Gremlins sopra le guglie di una cappela ? Vedere vedere vedere. Lo aggiungo alle cose da fare prima di morire.

  3. Immagine Avatar

    Velgarn Personaggio non giocante - 2° livello
    domenica 06 luglio 2014 @ 02:49 #

    Se il primo era spettacolare, il due lo era il doppio, sopratutto la canzone di “New York New York”

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