Il Problema della Pagoda

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L’Imperatore Wu ordinò di costruire una pagoda. Questa pagoda avrebbe dovuto contenere un numero infinito di piani; in ogni piano, l’Imperatore aveva piacere che fosse allestito un riassunto, una breve rappresentazione di ognuna delle grandi attrazioni di cui si componeva l’Impero di Mezzo. Così, ad esempio, al primo piano un sistema di pulegge e acquedotti avrebbe dovuto simulare il Fiume Giallo, e un campionario di piante e animali ne avrebbe preservato l’ambiente; al secondo, un muro doveva essere contenuto tra quattro mura, e questo muro sarebbe stato la sconfinata Muraglia che proteggeva l’Impero dai mongoli. Viaggiando di piano in piano, l’Imperatore avrebbe potuto viaggiare di regione in regione e visitare tutti i suoi possedimenti. Certo le ambientazioni avrebbero dovuto essere costantemente aggiornate, perché l’Imperatore non si trovasse a giudicare un villaggio che era appena stato raso al suolo, o una miniera di rame che i demoni avevano prosciugato anzitempo. In questo modo le sue legiferazioni (che egli contava ormai di prendere all’interno della pagoda) non sarebbero risultate vane.

La realizzazione della pagoda richiese dodici anni e vasti progetti prima che l’Imperatore fosse chiamato a visionarla. Egli esaminò con piacere i piani di cui si componeva la sua opera; ma, arrivato all’ultimo, prese da parte i costruttori e li fece fustigare.

«Ma come», sentenziò «Vi ho ordinato di costruire una pagoda che racchiudesse tutte le meraviglie del mio Impero, e voi vi dimenticate la meraviglia più grande di tutte, che è la pagoda stessa?». Quindi, poiché era un sovrano generoso, rinviò la punizione che i costruttori meritavano e concesse loro di completare l’opera.

Quello posto dal Figlio del Cielo sembrava un problema insolubile: come riassumere un riassunto? Come sintetizzare un diagramma? Alla fine qualcuno propose che replicassero, in una stanza, tutte le altre stanze: non sarebbe stato difficile, ora che anche gli altri progetti erano pronti. Il suggerimento parve disorientare i più, ma alla fine venne accettato.

L’adeguamento della pagoda richiese sei anni. I costruttori avevano deciso di mandare a chiamare l’Imperatore, quando uno di loro, memore delle scudisciate dei soldati, osservò con prudenza che la rappresentazione non era ancora completa: avevano riprodotto la pagoda, ma ora la pagoda era cambiata e la riproduzione doveva essere a sua volta aggiornata. La pagoda era, affermò, non più solo la pagoda, ma la pagoda cui era stata aggiunta la stanza della pagoda: secondo gli inappellabili dettami dell’Imperatore, solo così poteva venire rappresentata.

pagoda

«I costruttori avevano deciso di mandare a chiamare l’Imperatore, quando uno di loro, memore delle scudisciate dei soldati, osservò con prudenza che la rappresentazione non era ancora completa…»

I lavori ripresero, instancabili; ma la conclusione preluse a un nuovo aggiornamento, perché ormai la pagoda conteneva la pagoda e una stanza che conteneva una pagoda con una terza pagoda, e così doveva venire rappresentata. I nuovi progetti raddoppiavano di volta in volta l’estensione, per star dietro all’innaturale crescita dell’opera.

Gli architetti e i muratori perirono durante l’infinita costruzione e le loro ossa furono trasformate in calce con cui continuare il lavoro. Anche l’Imperatore morì, e il suo successore dimenticò la follia della pagoda infinita.

Un ordine dell’Imperatore non può essere revocato da altri. I figli degli architetti e dei muratori continuarono la costruzione della pagoda, e dopo di loro i loro figli. Ancora oggi, nei deserti della Cina, si narra di una setta di architetti, abbruttiti dall’incesto e dall’isolamento, che continua la costruzione di una pagoda magica e infinita.

Il sogno che mosse un Imperatore, ora è l’incubo di continue generazioni.

 

[Stefano Mazzoni]


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6 commenti

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    Nabbo Capo Squadriglia - 50° livello
    sabato 19 luglio 2014 @ 22:24 #

    L’idea ricorda molto Borges, o anche il nostrano Buzzati. Meriterebbe di essere espansa in un racconto una decina di pagine, per darle un po’ più di respiro

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      Jack Hurt Ierofante - 27° livello
      sabato 19 luglio 2014 @ 22:42 #

      Grazie. Sicuramente ricorda Borges; quindi, incidentalmente, anche Buzzati. Da questo punto di vista potrebbe quindi ricordare anche Ende e un particolare racconto di Gaiman :)

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      Nabbo Capo Squadriglia - 50° livello
      lunedì 21 luglio 2014 @ 15:36 #

      In realtà non è il paradosso di Russel, perché non c’è alcun dubbio né alcuna conclusione paradossale nel fatto che la pagoda debba includere sé stessa. Deve e basta, questa è la premessa, ed è assiomatica perché viene da un ordine dell’imperatore. Se vogliamo proprio riportare il racconto ad un concetto matematico possiamo invece affermare che la pagoda è un frattale.

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      Jack Hurt Ierofante - 27° livello
      lunedì 21 luglio 2014 @ 16:36 #

      Mi è familiare il paradosso di Russell sugli insieme che non contengono se stessi, così come anche il paradosso del barbiere (invece non avevo sentito parlare del paradosso del bibliotecario, che però mi pare non aggiunga niente ai due precedenti); e sono senza dubbio stati fonte d’ispirazione per me, anche se non mi pare che il mio racconto si riassuma in una loro rielaborazione. Infatti ha ragione Nabbo: il racconto non è un’antinomia quanto un frattale. Se proprio ti interessa conoscere le mie ispirazioni, oltre a Russell e a Borges (come ha intuito il buon Nabbo), sicuramente ci sono Quine e il Kafka dei racconti più brevi. Spero di averti chiarito le cose :)

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    Mattomatte90 Mech-rider classe Golem - 26° livello
    lunedì 21 luglio 2014 @ 22:34 #

    A me ha ricordato Le rovine circolari di Borges. Molto bello :)

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