Alien: le Xenomorfosi della Fantascienza

alien

Introduzione:

La maledizione di Prometeo

Ora, il mito di Prometeo lo conosciamo tutti.

È la storia di un giovane titano che sfidando l’autorità degli dèi, grazie alla furbizia e all’abilità che lo contraddistinguono, ruba il fuoco della conoscenza per donarlo agli uomini, incurante delle conseguenze.

Un gesto eroico che pagherà a caro prezzo, venendo incatenato a una rupe, affinché un rapace, ogni notte, gli squarci il petto e gli dilani il fegato. Un destino baro per un eroe assurto a mito.

Più o meno, lo stesso destino di Ridley Scott.

prom

“Suca, Zeus!”

Già, perchè il giovane regista britannico, nell’anno di grazia 1979, assomiglia proprio a un Prometeo moderno.

Un piccolo titano in erba, audace e volitivo che irrompe nell’Olimpo hollywoodiano del cinema autoriale, rubando il fuoco sacro dell’ispirazione agli yankee, per donarlo al pubblico; accendendo negli spettatori la scintilla dell’innovazione, attraverso una pellicola destinata prima a consacrarlo, poi a tormentarlo per il resto dei suoi giorni: Alien!

alien1

“Nello spazio nessuno può sentirti urlare!” la tagline più efficace di sempre.

A partire dalla locandina, un uovo che si schiude nelle tenebre, il regista suggerisce di voler portare sullo schermo la sua personale versione della metamorfosi. Una metafora, a più livelli, delle mutazioni in atto sia nel campo cinematografico (l’ibridazione tra generi), sia nella società del tempo, rispetto ai metodi di rappresentazione culturale (il mostruoso e la sessualità) alle soglie del nuovo decennio.

Si rivolge a pubblico nuovo, principalmente quello dei figli del baby boomer. La prima generazione nata dopo la guerra e cresciuta con la televisione e il mito dell’epopea spaziale e del progresso scientifico, propugnati ciclicamente dai film di serie B; ma anche la generazione testimone del femminismo, della lotta per i diritti civili e di altri cambiamenti sociali e politici di grande portata.

Da qui  la rilevanza e la proliferazione al cinema di “nuovi mostri” (freak, alieni androgini, cyborg militanti) , che elevano la metamorfosi della società a status di icona culturale.

Centrale è la dinamica dell’ ibridazione con il “diverso” che sia utopico (“Incontri ravvicinati del terzi tipo” 1977), messianico (“E.T – L’ Extraterrestre” 1982) o diabolica (“Alien” 1979).

03fda7d0b8302a35350d441e37d636e6_1000-images-about-e-t-on-et-alien-meme_720-720

La metamorfosi del mostruoso

Così, mentre la società proietta le sue paure persecutorie verso qualche entità astratta, lontana, senza faccia e senza identità; Ridley Scott le capta, le decodifica e opta per un nome: “Alien”. Un titolo breve, asettico e incisivo. Un termine di derivazione latina (“alienus”) che indica, senza specificare, qualcosa di estraneo, diverso, ostile.

Un aggettivo perfetto per il suo protagonista: lo xenomorfo (dalle parole greche xènos morphè, insolito e forma), una creatura perturbante, scolpita in un incubo futurista; in grado di sintetizzare, in un sibilo straniante, tutte le ansie e le angosce delle modernità, un alieno che indossa il lutto del mondo civilizzato.

Un mondo sepolto proprio a causa della sua incapacità di immaginare l’Altro.

hr_giger_desktop_1200x808_wallpaper-179171

Sulla scia di Spielberg con il suo “Jaws” (“Lo squalo1975 ), Scott, insieme al suo team (Dan O’Bannon alla sceneggiatura e Carlo Rambaldi agli effetti speciali), concepisce un mostro contemporaneo, lontano “anni luce”, a livello iconografico, sia dagli abusati stereotipi precedenti dei mostri classici (vampiri, licantropi, zombie), sia da quelli sugli extraterrestri (omini verdi, grigi, rettiliani), pur mantenendone l’alterità; un mix letale di entomologia, morfologia animale e biomeccanica applicata.

tumblr_mkc34t9Hgr1qhtk3go1_500

La genesi del Mostro.

La prima differenza sostanziale rispetto ai suoi antenati illustri, è quella logistica. L’Alien cinematografico rimane sempre confinato ai bordi dello spazio siderale, non approda mai sulla Terra, non penetra le città, non assedia le metropoli, come farebbero King Kong o Godzillacon i quali condivide però l’origine preistorica e il fascino ancestrale.

Anzi, fa della sua marginalità una costante minaccia: non è qui ma potrebbe arrivarci. È perennemente in viaggio verso di noi. Spesso addirittura risulta invisibile, nella misura in cui si nega di volerlo vedere arrivare.

010-king-kong-vs-godzilla-theredlist

Il crossover più famoso uscito nel 1962. Il nuovo match sembra si giocherà nel 2020.

In secondo luogo è un mostro “instabile”, non è mai pienamente definibile o catalogabile.

Come alcuni sui predecessori letterari di stampo lovecraftiano è una creatura “proteiforme”, ovvero capace di assumere aspetti/atteggiamenti diversissimi, (come la “Cosa” di Carpenter e i “Gremlins” di Dante).

Sebbene non manchi mai di marcare quel quid di bestialità (denti aguzzi, fame atavica, istinto predatorio), contro cui la razionalità umana vacilla.

ee80e33485f49e69ed5a543b6c5811dc

L’ Orrore cosmico secondo Lovecraft.

Che assomigli di volta in volta a un ragno, a un rettile o a un drago moderno, Alien però presenta una fisicità molto pronunciata sul piano sessuale: il suo corpo, pieno di protuberanze e appendici è sempre pronto a penetrare, ad aprirsi e protendesi verso qualcuno/qualcosa, simulando l’atto sessuale.

Inoltre è sempre avvolto in un humus vischioso, fatto di secrezioni e liquidi amniotici, che evocano i processi di concepimento e nascita.

Infatti si tratta di un organismo capace di dare origine alla vita, attraverso un ciclo biologico (uovo, feto, adulto) che rivela le sue potenzialità riproduttive, volutamente ripugnanti, proprio perché sottintendono un’inquietante contaminazione tra umano e mostruoso.

fc5ce1199522287a50504fdf8d6ae98d

Una dettagliata infografica sulle tecniche d’accoppiamento dello xenomorfo.

È un alieno che, pur abitando gli spazi dell’ignoto, è più terrestre di quanto si sia disposti a credere.

L’orrore risiede nella consapevolezza di quanto di diabolicamente umano ci sia in lui. Tanto è vero che lo si combatte con il fuoco, quasi a volerlo purificare di un peccato sacrilego e impronunciabile. 

La paura, di cui si resta paralizzati o avvinti, è quella che, in un futuro prossimo, crollino i confini categorici tra gli uomini e i loro “altri” (altri razziali, animali, inorganici, tecnologici) e che questi rivendichino il loro diritto di esistere. L’alieno infatti ha come unico scopo la preservazione della sua specie.

 

La metamorfosi della femminilità

Un aspetto conturbante che viene anticipato nel primo film di Alien, per poi essere esplicitato e sviluppato nel successivi capitoli è proprio quello che riguarda la natura femminile, volutamente ambivalente dell’alieno.

La creatura sanguinaria e spietata si svelerà  una madre, terrificante e persecutoria, che si muove all’interno di un’astronave/utero, governata da un computer di bordo denominato anch’esso “Mother“.

168d6f47222adefa50c8241dd78f2edf

Nell’abbozzo originale di Alien, lo xenomorfo possedeva già un ciclo completo, utilizzando i corpi ancora vivi delle sue vittime per trasformarle in uova. La scena in cui questo accade fu però tagliata, lasciando l’origine delle uova nell’oscurità. Ciò permise al James Cameron di introdurre nel secondo film un concetto che aveva prima progettato in un copione intitolato “Mother” in cui un’enorme madre aliena avrebbe formato la base del ciclo vitale della specie. Cameron concepì la regina come un analogo mostruoso del ruolo materno del personaggio Ellen Ripley

Dunque l’unica possibilità di affrontarla è prima comprenderla, poi combatterla grazie alla tenacia, alla rabbia e alla disperazione di un altro essere femminile, mosso da un analogo “istinto materno” di conservazione, altrettanto incontenibile: il tenente Ellen Ripley, interpretata da un’attrice debuttante, la verace Sigourney Weaver.

ripley

Ellen Ripley in compagnia del fedele Jones. Gli unici membri sopravvissuti al massacro dell USCSS Nostromo.

Originariamente il personaggio fu concepito come un protagonista maschile, finché non venne deciso di sovvertire l’archetipo del ruolo di genere, radicato nel cinema horror/fantascientifico, che relegava sempre la donna a vittima designata, compagna remissiva dell’eroe o fanciulla da salvare.

In questo scontro è diverso, gli uomini sono strumentali, abusati, estromessi dai propri compiti tradizionali, relegati al ruolo di comprimari: membri dell’equipaggio, marines addestrati, pericolosi detenuti  o contrabbandieri. Il tutto per lasciare spazio ad una lotta interna tutta al femminile.

Una guerra tra due concezioni del “gentil sesso”. Da un lato quella arcaica, di stampo maschilista, rappresentata dall’Alieno fallocentrico,  dall’altro quella moderna dell’emancipazione, erede culturale del postfemminismo

Ripley è una donna autonoma, sicura della sua femminilità, pronta a empatizzare o a imbracciare un’arma a seconda della necessità, rappresentando la volontà di sopravvivenza del genere umano.

Un ruolo che le donne, nella realtà, sono chiamate spesso a svolgere in tempo di crisi, di guerra, di invasione, di liberazione e più in generale di resistenza quotidiana. Vincendo.

18644360_1962566513769641_1469273710_n (1)

 

È per questo che la figura di Ripley è rimasta una costante imprescindibile della saga di Alien, perché, pur incarnando di regista in regista la donna, la guerriera, la madre o il clone, ha sempre simboleggiato una garanzia di credibilità.

4-ripleys1 (1)

Tutte le evoluzioni di Sigurney Weaver

Senza di lei non avremmo avuto quella declinazione dell’action femminile contemporaneo in cui spiccano, sopra eroi testoronici e spesso mondimensionali, figure iconiche e infragenere come Sarah Connor, il maggiore Motoko Kusanagi, la stessa Lara Croft e molte altre.

girl

Donne sull’orlo di una crisi di Nerd.

La metamorfosi della fantascienza

Scott concepisce un film, in bilico tra slasher e scifi, che nobilita e stravolge, nello stesso tempo, le suggestioni naif dei B movie degli anni Cinquanta e Sessanta (“Forbidden Planet” del 1956 di Fred M.Wilcox e “It! The Terror From Beyond The Space del 1956 di Edward L. Cahn, “Terrore nello Spazio” di Mario Bava del 1965), elevando il cinema “minore” al rango di cinema autoriale.

collage1

Due degli antenati storici di Alien.

Un cinema aggiornato alla grammatica claustrofobica e allucinante della neonata cultura cyberpunk in cui si ibridano avanguardia, psicologia, critica sociale e tecnologia, grazie alla complicità di artisti “alieni” come H. R. Giger, Chris F Foss e Jean “Moebius” Giraud.

alien

Giger e lo Xenomorfo in un momento di intimità.

Il risultato è un’acuta e raffinata riflessione in grado di rilevare tematiche di estrema attualità come l’emancipazione femminile, l’indeterminazione sessuale e la possibilità di forme di vita artificiale senziente (tema che verrai poi approfondito nel successivo “Blade Runner1982, di cui a breve vedremo il seguito).

Con Alien, la fantascienza contemporanea torna ad assumersi la responsabilità di indagare il futuro, traendone ipotesi significative, sebbene non sempre edificanti, senza per questo rinunciare alla sua capacita di “fabulazione”.

La sfida è quella di riuscire a far riflettere, provocando disagio, tramite l’attesa dell’inatteso. Una sfida che verrà raccolta da una “nuova” generazione di esperti cineasti (Cronenberg, Cameron, Carpenter, Lynch etc.sperimentando formule comunicative, genericontenuti che altri media avrebbero poi sfruttato, allargato e radicato nell’uso.

Conclusioni : 

Do the Evolution

La scintilla primigenia appiccata da Scott, negli anni, è diventata ben presto un incendio, espandendosi su ogni media, fino a raggiungere lo status di vera e propria soap space opera.

Un universo espanso che ha generato tre sequel cui, al di là dei giudizi personali, va riconosciuto il merito di vedere alternarsi, dietro la macchina da presa, tre futuri titani del grande schermo del calibro di James Cameron (“Terminator“, “The Abyss“,”True Lies“,”Avatar“), David Fincher (“Seven“,”The Game“,”Fight Club“) e l’inusuale Jean-Pierre Jeunet (“Delicatessen“, “La Città Perduta“, “Il Favoloso Mondo di Amelie“). I quali a torto o a ragione sviluppano, audacemente, ognuno secondo la propria visione, l’idea del primo capitolo.

 17240110_1838186522874308_8988424881876611439_o

Seguono due spin-off  “fuori porta” in compagnia di Predator, il fratocugino freakettone di Alien (“Alien Vs Predator” del 2004 e “Alien Vs Predator: Requiem” del 2007), un numero imprecisato di rip-off, epigoni a basso costo “liberamente ispirati” al franchise ( “Alien Contamination”, “Galaxy of Terror”, “Dead Space”, “Leviathan”) e un sottobosco di comics, tra crossover e team up, in cui Alien si è confrontato con tutti i suoi possibili antagonisti.

Il tutto senza tralasciare una redditizia epopea ludica lunga ben 22 videogiochi in 32 anni, iniziata nel 1982 con il germinale “Alien” per Atari 2600 e conclusasi, per ora, con l’apprezzato survival horror: Alien: Isolation” pubblicato da SEGA nel 2014

collage2

Quando dicevo tutti, intendevo proprio TUTTI.

Questo a riprova di come la saga cinematografica abbia innescato una rivoluzione dell’ immaginario collettivo, di proporzioni tali da sfuggire ad ogni controllo (termini come xenomorfi, facehugger e spacejockey, fanno ormai parte del linguaggio comune.)

Tanto da convincere lo stesso Ridley Scott, “l’Ingegnere” capo, a tornare in campo, dopo oltre trent’anni, per sfidare se stesso e rivendicare la paternità della sua “creatura” con due prequel antecedenti al celebre prologo.: “Prometheus” del 2012 e il recentissimo “Alien: Covenant”, uscito nella sale a maggio del 2017.

La sensazione però è che entrambi i titoli, più che guardare al futuro, sembrino voler recuperare e celebrare un glorioso passato (quello di Scott), tra atmosfere di impatto sicuro e citazioni colte, volte a spiegare, approfondire e svelare fin troppo dello spirito pioneristico del film originale, senza innovare. 

L’esito assomiglia a un puzzle ambizioso, visivamente spettacolare ma zeppo di nuovi tasselli da incastrare, in cui è sempre più difficile cogliere l’immagine finale. 

A questo punto, è lecito domandarsi se, come nel caso di Prometeo, il rapace alieno non stia punendo in qualche modo Scott, divorandogli non soltanto il fegato ma anche il cuore, per aver spento il fuoco iniziale.

Ai post(eri) l’ardua sentenza.

Bene, hai letto l'articolo: ti ha ispirato? Ti ha fatto infuriare? È un cumulo di idiozie?

Loggati oppure Registrati per dirci la tua!  Se vuoi far presto:


Un commento

Aggiungi il tuo
  1. Immagine Avatar

    Defrel Capo Squadriglia - 20° livello
    giovedì 01 giugno 2017 @ 11:23 #

    Massiccissimo approfondimento.
    Complimenti!

Partecipa alla discussione

Utente anonimo